Costretta a prostituirsi al cimitero, arrestati i tre aguzzini
L'indagine partita dalla confessione di una ragazzina di 20 anni attirata in Italia con la prospettiva di fare la parrucchiera. I suoi aguzzini la tenevano in pugno con la minaccia di uccidere i suoi famigliari in Africa
Tre arresti per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Questa la conclusione dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Valentina Margio e condotta dal commissariato di Busto Arsizio. Gli aguzzini sono una donna nigeriana di 25 anni, chiamata “Maman”, un uomo della Sierra Leone di 35 anni, suo convivente e un’altra donna nigeriana di 22 anni. I tre, secondo le indagini, avrebbero costretto alla prostituzione numerose ragazze africane: sono oltre 10 quelle identificate dagli agenti.
Le indagini sono partite da quando, nel novembre del 2008, una giovane nigeriana di 20 anni era stata ricoverata in ospedale a Busto Arsizio: sul suo corpo numerosi ematomi provocati dalle percosse ricevute. Gli agenti sono riusciti in quel caso a farsi raccontare dalla giovane la vicenda. Dalla confessione è emerso che una banda di connazionali l’aveva prima fatta giungere in Italia con la prospettiva di fare la parrucchiera, poi l’aveva in realtà costretta a prostituirsi. Da almeno 11 mesi la sera e la notte era costretta a prostituirsi nella zona del cimitero di Busto Arsizio, mentre di giorno era rinchiusa in una casa a Cavaria Con Premezzo.
La sera in cui è stata ricoverata in ospedale la sua padrona aveva mandato due africani a picchiarla perché insoddisfatta dei suoi guadagni. La giovane veniva ricattata con la minaccia di uccidere i genitori in Africa con una serie di riti woodoo. Dalla confessioni gli investigatori sono quindi risaliti a tutta l’organizzazione.
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