Mafalda parla di pace pensando ai bambini di Beslan

La mostra "Se fosse per me farei la pace. Conoscerci meglio per non avere paura” al teatro del Popolo di via Palestro 5 fino al 20 giugno all'interno di Via Paal. Il curatore Ivan Giovannucci spiega come è nata

È una bambina. Scelta per essere una testimone di pace. Anche se “solo” in una mostra.
È Mafalda, la piccoletta dai capelli ricci e corvini apparsa la prima volta il 29 settembre 1964 sul settimanale argentino Primera Plana, ma nata l’anno prima dalla matita del grande Quino su richiesta di un’azienda di elettrodomestici che voleva un fumetto pubblicitario ambientato in una famiglia borghese. Poi non se ne fece nulla. Ma Mafalda c’era. E in meno di sei mesi diventò uno dei personaggi più amati. Al punto che ancora oggi è protagonista.
Mafalda c’è. E c’è nella mostra “Se fosse per me farei la pace. Conoscerci meglio per non avere paura” che la Fondazione Culturale di Gallarate, in collaborazione con l’Agenzia Letteraria Caminito di Cesano Maderno, ha inserito nel festival del teatro ragazzi “Via Paal”, esponendola al teatro del Popolo di via Palestro 5 fino al 20 giugno.
 
«Penso che Mafalda sia la coscienza di tutti noi – spiega il curatore della mostra, Ivan Giovannucci -, e quindi il personaggio migliore per parlare di integrazione, di pace, di tolleranza: è una bambina e dunque è innocenza. I pregiudizi nascono dopo».
La mostra è nata nel 2007 in appoggio alla campagna del Touring Junior per la creazione di uno scaffale multiculturale con libri in lingua straniera per bambini nelle biblioteche: per questo è di piccolo formato, dieci pannelli con disegni e strisce suddivise per argomenti ben precici.
Piccola, sì, ma non per questo meno interessante.
«Mafalda – prosegue Ivan Giovannucci – ci parla di pace, ci dice alcune cose attraverso strisce che sono datata, ma ancora attuali. La mostra è stata l’evoluzione del libro omonimo, uscito nel 2004. Un anno, tra l’altro, particolarmente drammatico per i conflitti, che vide anche il massacro alla scuola di Beslan». Ossezia, all’inizio di settembre, quando ribelli fondamentalisti e separatisti presero in ostaggio oltre mille persone, tra adulti e bambini, il primo giorno di scuola e li tennero chiusi per tre giorni, minacciando, fino al blitz delle forze speciali russe. Quelle immagini le ricordiamo ancora tutti, con bambini usati come scudi dai terroristi in fuga. Con oltre 700 feriti e quasi 400 morti, di cui quasi 200 erano bambini.
 
Il percorso che ha portato alla mostra “Se fosse per me, farei la pace” non vi è strettamente collegato. Ma non può dimenticarsene. Accanto ai tre quadri che introducono la mostra, il personaggio di Mafalda e Quino (nato nel 1932 in Argentina da genitori andalusi) ce ne sono altri sette, con strisce che si ispirano a determinati temi: Mondo malato, Armi e disarmo, Buoni e cattivi, Speranza e libertà, Beati gli ultimi, Umanità fuori servizio e Mafalda nel mondo. Se l’ultimo riporta in diverse lingue una delle strisce più famose dell’eterna lotta tra Mafalda e la minestra, gli altri raccolgono invece la buona notte al mondo e le domande su dove si buttano i Paesi quando si rompono, l’appello alla pace con il parere dei bambini, la preoccupazione tutta infantile – ma non troppo – per l’intasamento sull’autostrada del male, i dubbi di Mafalda e dei suoi amici che cosa sia la libertà, su come aggiustare l’umanità quando non va, su chi siano veramente i primi, se quelli che vincono o quelli che dicono come la pensano.
 
«Il criterio che ha ispirato la scelta delle strisce raccolte nella mostra – spiega Ivan Giovannucci – è stato quello di trattare l’argomento della pace attraverso le parole di un personaggio che nasce negli Anni Sessanta, ma con fumetti che sembrano scritti oggi».
La mostra in questi anni ha girato scuole e biblioteche del Milanese, del Friuli, della Sicilia, ma non solo: ha toccato un po’ tutte le regioni d’Italia. E oggi approda a Gallarate all’interno di un festival, “Via Paal”, che la Fondazione Culturale propone da quattro anni ponendo al centro il bambino e lo sguardo bambino. Quello non contaminato dal consumismo, ma quello che sa ancora stupirsi, meravigliarsi. E che si fa domande dandosi a volte anche la risposta più semplice e più immediata. Ma non per questo così scontata. Come fa Mafalda.

Tutti gli eventi

di febbraio  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 17 Giugno 2009
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.