Processo re di Portogallo, il testimone sviene in aula
Alessandro D., una delle vittime dei raggiri addebitati agli imputati, sentito oggi, ha avuto un mancamento ma ha poi potuto riprendere. La difesa di "dom" Rosario Poidimani annuncia di aver presentato una querela contro il testimone chiave Emiliano Chiarelli
Procede udienza dopo udienza il processo per truffa e associazione a delinquere a carico del pretendente all’estinto trono di Portogallo, Rosario Poidimani, e dei coimputati Ugo Gervasi, Roberto Cavallaro e Fabrizio Bellora. Alle spalle una vicenda complessa di promesse di affari milionari tramite contatti altolocati, documenti diplomatici venduti a carissimo prezzo, assegni contraffatti e denaro che gira vorticosamente, svuotando rovinosamente le tasche di alcuni.
Oggi è stato ascoltato in aula un nuovo testimone a carico, Alessandro D., già al servizio della società di investigazioni private coinvolta nel processo e uscita con un patteggiamento. Durante l’udienza, durata quasi tre ore, il testimone, molto teso, ha avuto un mancamento ed è stato necessario riprendere dopo una pausa. Intanto le difese non demordono: particolarmente quella del Poidimani che sta cercando in ogni modo di tenere ai margini dalla vicenda "dom" Rosario, il siracusano trapiantato a Vicenza erede del titolo (discusso) lasciatogli da Maria Pia di Braganza. L’avvocato Mario Allegra, che lo difende, annuncia di aver presentato il 28 maggio scorso alla Procura di Vicenza, perchè la trasmetta a Busto Arsizio, una querela contro Emiliano Chiarelli, l’imprenditore edile che ha testimoniato lo scorso 16 aprile portando le più gravi accuse nei confronti soprattutto di Gervasi e di Roberto Resini, ex direttore della Carige di Gallarate, che ha già patteggiato la sua pena. Chiarelli appare come un testimone chiave, e si era già fatto notare durante una memorabile puntata di Mi Manda Raitre culminata nel duello fra il conduttore Andrea Vianello e il Podimani accompgnato dall’avvocato Allegra. Contro Chiarelli i querelanti ipotizzerebbero tutta una serie di reati, in testa la falsa testimonianza, ma anche la diffamazione e tutta una serie di iptotesi di reato connesse alla vicenda, non escluse quelle relative a carte di credito intestate a un Marc D., cittadino francese, altra figura "fantasma" di questa complicata faccenda.
Anche questa, come precedenti udienze, ha messo al centro il ruolo di Ugo Gervasi, "console" dell’autoproclamato principato di Braganza in esilio con corte a Vicenza e sede a Gallarate in via Marsala ("Stato" cui era giunto formale riconoscimento solo da alcuni Stati caucasici a loro volta non riconosciuti ufficialmente). E come in precedenti circostanze è stato il legale di Gervasi, avvocato Fabbri, a tentare di mettere alle strette il testimone che fra molti «non ricordo» e risposte a monosillabi ha ribadito una situazione sostanzialmente coerente con quella degli altri testimoni fin qui uditi. Le difese hanno insistito su dettagli come ad esempio il fatto che il testimone udito oggi abbia deposto presso la Guardia di Finanza gallaratese in due "tranches", il 20 e il 21 marzo, apprendendo tra l’altro in tale occasione di essere stato a sua volta tra le persone oggetto di indagine. Lui stesso ha detto di essere stato contattato dal titolare della società di investigazioni, il quale avrebbe voluto fargli denunciare tutto, quando in realtà, ha ribadito il testimone davanti alla corte presieduta dal giudice Novik, aveva già in animo di andare comunque dalla Finanza. Nè era mancata all’epoca una falsa denuncia contro il titolare della società di investigazioni perchè questi gli avrebbe puntato una pistola alla tempia. Un falso, ha dichiarato lo stesso testimone, che non l’aveva poi controfirmata nè presentata, riferendo anzi alla corte, durante il controinterrogatorio, che la mossa gli era stata suggerita dal Gervasi.
In aula si tornerà il prossimo 9 luglio per un’udienza pomeridiana.
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