L’antipolitica non sa governare

Marco Afieri racconta come è nato il suo ultimo libro su Milano. "La cultura ambrosiana è scomparsa, si fa irretire e tutto si romanizza. Non c’è più conoscenza della città, la si usa e basta".

Le suona e le canta con coraggio uscendo da un coro che da anni si era fatto assordante. Il Nord non paga solo l’assenza del federalismo, ma soprattutto l’inefficienza di un’antipolitica che una volta vinto non sa governare.  Marco Alfieri lavora da anni indagando, studiando sui problemi del Nord. Ne ha scritto spesso sul Riformista prima e sul Sole 24ore poi. A volte scatenando anche qualche vibrante protesta verso il suo editore visto che, parlando di Expo, non ha avuto timore a toccare i poteri vicini, quando nond dentro Assolombarda.

Come è nata l’idea di questo libro?
«Da dieci anni la Feltrinelli non pubblicava un libro su Milano. Loro avevano letto il mio lavoro precedente sulla sinistra nel Nord e soprattutto gli articoli che stavo scrivendo sull’Expo per Il sole 24ore. Ho iniziato a lavorarci in ottobre proprio quando la questione della governance dell’Expo era su tutti i giornali. È incredibile assistere a Milano che si romanizza con Berlusconi così forte che viene dalla città meneghina»

Quanta consapevolezza c’è di questa situazione?
«Non ce n’è affatto. Assistiamo a una totale debacle da parte dei ceti dominanti. La borghesia illuminata che tanto aveva fatto per Milano non esiste più. La cultura ambrosiana è scomparsa, si fa irretire e tutto si romanizza. Non c’è più conoscenza della città, la si usa e basta. Il venerdì si esce da Milano per tornarci a lavorare il lunedì così questa romanizzazione non è vissuta come un’urgenza e la situazione sprofonda nell’incoscienza dei più».

Ma non è pericoloso tutto questo?
«Certo che lo è, ma Milano ha grasso che cola, vive ancora molto di rendite e non avverte le sue difficoltà. È come dover combattere un nemico che non è percepito. Il modo di far politica è l’antipolitica. È un virus che si espande in modo pericoloso. A Torino per esempio la situazione è molto diversa. Lì la crisi della Fiat ha messo in ginocchio una città che però ha saputo rialzarsi e reagire. Certo c’è un sindaco come Chiamparino che ha fatto la regia pubblica di questi cambiamenti».

E a Milano di chi è colpa di questa situazione?
«Della politica che non c’è più. A Milano negli ultimi 15 anni assistiamo agli imprenditori prestati alla politica. Loro credevano di portare il bello della gestione privata di tipo aziendalistico e hanno fallito completamente. La città non è più governata e lo vedi dalle piccole cose. Se la paragoni alle grandi città europee arranca e perde terreno proprio in quello che una volta ne faceva ragione di vanto: la macchina comunale. Ora nemmeno l’efficienza è più un elemento distintivo».

Cosa potrebbe dare una scossa alla situazione attuale?
«C’è un forte problema culturale e il mio libro, per quanto una goccia, cerca di rompere uno schema. A Milano o sei berluscones o sei con Travaglio. Io ho cercato di essere rigoroso e di raccontare ciò che non va e quali sono i pericoli, ma non per questo tifo perché le cose vadano male. Questo è un meccanismo perverso perché raccontare un dissenso franco non significa fare giustizialismo o moralismo. Milano ha innovato per tanti anni e ha espresso una classe dirigente per tutto il Pese in ogni settore. Se oggi guardiamo ai poteri della città scopriamo che chi li rappresenta ha sempre oltre 70 anni. È una classe dirigente vecchia che non può essere innovativa. La colpa non è solo loro, ma di chi non pone il problema. Qualcuno in passato ci ha provato ma con scarsa volontà politica».

Malgrado questo quadro però tutta la Regione ha una forte stabilità politica e il centro destra e la Lega stravincono sempre. Come mai?
«Da anni ormai è come se in campo ci fosse una sola quadra e tutto si gioca in quella metà del campo. Nell’altra metà è come se non ci fosse nessuno. Il Pd resta negli spogliatoi a parlarsi addosso senza nemmeno provare a giocare. Chi se la gioca è perché, come nel caso di Penati, sconfitto di un soffio, scavalca l’avversario a destra. Sembra quindi che per essere competitivo o prendi quella strada o manco giochi e perdi. Sarà anche così, ma c’è una forte deficienza nel centro sinistra. Basterebbe pensare alle vicende di Malpensa e dell’Expo. Certo che se la sinistra continua a parlare solo di se stessa non viene nemmeno considerata tanto che l’opposizione se la fanno da soli all’interno dello schieramento di centro destra. Questo è un male per tutti.»

Ma qualche volta il centrosinistra è andato meglio…
«Ma a che serve? Prendiamo l’esempio delle ultime elezioni comunali. C’erano la Moratti da una parte e l’ex prefetto Ferrante dall’altra. Uno paracadutato all’ultimo momento che con la città non c’entra niente e senza alcuna sensibilità politica ed è andata come è andata. Adesso a due anni dal voto uno si aspetterebbe un lungo lavoro per una candidatura forte che si prepara e invece si arriverà a due giorni da voto e il centro sinistra perderà come sempre. Qui c’è il trionfo dell’antipolitica di cui Berlusconi è un maestro ormai da tempo. Per cambiare servirebbe un lungo lavoro che sia anche pre politico e in cui ci si riappropri di spazi tipici del sociale. Insomma un po’ di movimento.»

Ci sarebbe insomma bisogno di Lotta continua?
«Forse si. Depurata da qualche eccesso, ma forse proprio si. Occorre coinvolgere i cittadini. Manca un lavoro come quello che faceva il sindaco Aniasi che aveva portato le farmacie nelle periferie ascoltando i problemi veri della gente. Oggi quali sono le parole d’ordine della sinistra? Non ce ne sono in nessun campo! È questa la triste verità Non ci sono più parole univoche».

Ma se Milano è governata dai vecchi e la sinistra è così fuori gioco perché anche lì vincono sempre i soliti?
«Perché manca il coraggio. C’è troppa cooptazione o al meglio fedeltà. Dal 1994 non ci sono più vere battaglie. Insomma dai tempi di Veltroni contro D’Alema, e in fondo siamo ancora lì. Il paradosso è che non c’è nessuno che voglia scalzarli. Enrico Letta è la più grande delusione. Lui aveva tutto, tutta la visibilità, il potere, ma gli è mancato il coraggio di fare una vera battaglia politica. Oggi i vari Civati, Sofri, insomma quelli del Lingotto hanno fatto un bel lavoro, ma allora arrivate in fondo e candidatevi. E invece si accontentano. A che serve? A chi serve? Allora andando così il Pd si tiene D’Alema o Bersani. Negli altri paesi Obama, Blair, Zapatero hanno fatto una dura battaglia politica e hanno vinto prima all’interno del loro schieramento. La sinistra da noi non forgia più il personale politico e i risultati si vedono».

Tornando alla situazione di Milano, chi glielo dice alla Lega che moriranno romani?
«Molti di loro lo sanno e condividono le tesi del libro. Dicono che le cose stanno così perché loro non se ne sono occupati, che poi non è vero perché in anni passati ha guidato la città Formentini ed era della Lega. Salvini continua a polemizzare con la Moratti perché non apprezza quel suo fare padronale senza poi nemmeno saper governare la città. La Lega ha un maggior radicamento popolare, ma le loro critiche sono strumentali al fatto che vorrebbero comandare loro. Le tesi del libro in realtà disturbano molto i vertici del Pdl perché si mettono a nudo tutti gli interessi e le incapacità che sono in campo».

Tu lavori per Il sole 24ore che è il giornale della Confindustria. Hai attaccato in modo diretto alcuni suoi esponenti. Come si fa a poter scrivere un libro così e vivere poi in quell’ambiente?
«Qualche problema l’ho avuto soprattutto con Assolombarda per quello che ho scritto sull’expo. Esiste una doppia questione da tener presente nel giornalismo: gli assetti proprietari dei media, ma soprattutto l’autocensura dei giornalisti. Tutti noi dovremmo alzare un po’ l’asticella dopo è chiaro che comunque non possiamo non tener conto di dove scriviamo. L’ex direttore De Bortoli mi ha sempre difeso, ma occorre prendersi delle responsabilità personali. Io venivo da un giornale piccolo, ma devo dire che noto troppa servitù giornalistica e questo è un male per chi fa questo lavoro».

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Pubblicato il 02 Luglio 2009
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