Tanto cinema svizzero a Locarno

Giornate intense per il cinema elvetico, ma anche italiano: bella sorpresa per il documentario “Lo specchio”. Attesa per “Mirna” di Corso Salani

Giornata del cinema svizzero, il 12 agosto a Locarno, con il logo ufficiale del Festival, il famoso Pardo, tinto di bianco e rosso e ben otto eventi collegati, tra i quali spiccano il film “La Valle delle Ombre”, del regista ticinese Mihàly Gyorik (di origine magiara) e la conferenza stampa intitiolata, in francese, “Qui donc le ton?” in cui Marco Solari, Presidente del Festival, ha tracciato il futuro che prevede per la manifestazione.
Nel frattempo però le proiezioni delle principali rassegne giungono al termine ed è ormai possibile fare un quadro di ciò che è stato presentato e azzardare qualche riflessione su quelle che saranno, o potrebbero essere, le scelte finali, tanto più che, oltre ai numerosi e rilevanti premi alla carriera e ai pardi d’Onore, cominciano ad arrivare anche i riconoscimenti “di merito” alle opera e alle produzioni cinematografiche.
A metà tra le due tipologie si situa certamente il nuovo premio”Ticino Cinema”, voluto dal Gran Consiglio ticinese per premiare, ogni due anni, una personalità, una carriera o un’opera di un operatore del cinema svizzero italiano, la prima edizione del premio è stata consegnata al direttore della fotografia bellinzonese Renato Berta, che lavora da oltre trent’anni con alcuni dei più grandi registi europei (basti citare solo Alain Tanner, Alain Resnais, Louis Malle e Manoel de Oliveira), Berta ha ricevuto il premio dal Presidente del Consiglio di Stato Ticinese, Gabriele Gendotti, martedì sulla Piazza Grande e a ringraziato con un discorso non brevissimo, estremamente ricco di analisi sul futuro del cinema ma anche estremamente pessimistico sulle opportunità di vedere ancora la fioritura di grandi cinematografie, in una società la cui cultura si è impoverita e in un mondo del cinema dove sembra contare solo il danaro, mentre i giovani registi semplicemente ignorerebbero gli esempi dei grandi maestri per tentare sperimentazioni che si concludono inevitabilmente con qualcosa di già visto.
Un discorso, in effetti, di una durezza e pessimismo sorprendenti ma che merita comunque una citazione provenendo dal serio collaboratore di alcuni grandi maestri.
Alla premiazione ha fatto seguito la proiezione del film catalano “Petit Indi”, fatto oggetto, sia da parte del pubblico che dalla critica di commenti contradditori, con una minoranza che sembra averlo molto apprezzato e molti altri poco disposti a concergli credito, senza entrare in giudizi di merito si tratta comunque di un film che non troverà facilmente la via della distribuzione in Italia, se non nei cineclub.
 
Mercoledì invece, di fronte al pubblico più numeroso visto finora in Piazza (intorno alle 9000 persone) è stato presentato l’Horror ticinese “la Valle delle Ombre”, liberamente tratto dal libro di racconti “Gotico Rurale” di Eraldo Baldini.
Tornando alle premiazioni è già arrivato al termine il concorso “Open doors” che, finanziato dal ministero svizzero degli esteri, premia ogni anno giovani realizzatori di una prescelta area geografica, offrendo loro “borse” di 30 o 15 mila franchi come contributo alla realizzazione di un film (preferibilmente un corto, vista la cifra). Quest’anno la rassegna era dedicata alla “Greater China” (Cina, Taiwan, Hong Kong), vincitore è risultato Eleven Flowers di WangXiaoshuai di Hong Kong, mentre il secondo posto è andato a due opere della Cina Continentale “Bus n°8” di Yang Quing e “Don’t expect praises” di Yang Jin.
 
Per quanto riguarda le rassegne principali i film ancora inediti sono pochi ma tra loro ne resta ancora qualcuno dei più attesi come “Mirna” di Corso Salani che sarà presentato nei Cineasti del Presente, giovedì alle 11 al FEVI e, per il concorso internazionale, restano da vedere soprattutto il francese “Au Voleur” e l’olandese “nothing personal” (entrambi al FEVI alle 16:15, rispettivamente di giovedì 13 e venerdì 14.
Fra i prodotti già passati invece si segnala l’argentino “La invenciòn de la carne”, indicato da alcuni, la vigilia, come candidato credibile al Pardo, una candidatura che si spera sfumata dopo la prima proiezione, mentre nei cineasti del presente hanno fatto ottima impressione due opere svizzere: “Ivul” di Andrew Kotting e “The Marsdreamers”di Richard Dindo, curiosamente proiettati al di fuori della giornata del cinema svizzero.
 
Per l’Italia merita una segnalazione il film “Piombo Fuso” di Stefano Savona, buon documentario dedicato alle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza dello scorso inverno e, lo Specchio”, diretto dal canadese David Chistensen, un piccolissimo capolavoro, realizzato con mezzi limitati e dedicato a una realtà di montagna del nord Italia, il paese di Viganella.
La storia di Viganella è curiosa di per sé: il piccolo comune, incassato tra le guglie di alte montagne, durante l’inverno non è raggiunto dal sole che resta invisibile ai suoi abitanti dall’11 novembre al 2 febbraio di ogni anno, così il sindaco decide di far installare uno specchio in cima a una roccia che consenta alla luce del giorno di proiettarsi direttamente sulle case del villaggio.
Al di là della storia, di per sé singolare, sono straordinari clima e atmosfera che si creano nel film che ha come interpreti principali i “montanari” di Viganella, il loro sindaco e il loro parroco, in una presentazione corale che mostra un’umanità autentica e viva, con una brillantezza degna di un’altro film che esordì a Locarno pochi anni fa: “l’Orchestra di Piazza Vittorio”.
C’è veramente da augurarsi che “Lo Specchio”, sia presto visibile al pubblico italiano almeno attraverso i cineclub e, magari, qualcuna delle rassegne tematiche presenti nelle nostre città (come “un posto nel mondo” a Varese).

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Pubblicato il 13 Agosto 2009
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