Dodici ore di lezione per imparare la “sicurezza”
A Villa Recalcati, Inail e Usp hanno spiegato il nuovo progetto di formazione che viene proposto a tutte le scuole per imparare le regole basilari della sicurezza
Sicuramente non saranno dodici ore a salvare la vita dai pericoli che si incontrano entrando nel mondo del lavoro. Certamente, però, serviranno a gettare le basi per far crescere la cultura di un tipo di comportamento attento e vigile indispensabile in qualsiasi ambiente.
È questo lo spirito che ha convinto Inail Varese e Ufficio scolastico provinciale a mettersi attorno a un tavolo e a "normare" una proposta formativa che entrerà nelle scuole in modo trasversale, indipendentemente, cioè, dall’età e dal tipo di istruzione che si sta seguendo: «Ai professori veniva comunque chiesta la formazione dei propri studenti chiamati a fare l’esperienza dell’alternanza "scuola lavoro" o dello stage – ha spiegato la dottoressa Emanuela Chiarenza, dell’USP – questo accordo, di fatto, rende standard un modo di operare che ogni scuola aveva trovato da sè, con dispendio di energie e di fondi».
Il progetto di formazione sulla sicurezza, che verrà fornito come un pacchetto di moduli alle scuole per fare formazione di almeno 12 ore con tanto di certificazione, è stato presentato questa mattina a Villa Recalcati nell’ambito delle iniziative per la Settimana europea della sicurezza sul lavoro. Inail e Usp, con il Patrocinio della Provincia, hanno invitato dirigenti scolastici e professori a conoscere il percorso formativo nel convegno "Lo sviluppo della cultura della prevenzione degli infortuni sul lavoro nei giovani, lavoratori e datori di lavoro di domani".
Il convegno è iniziato con la drammatica fotografia della dottoressa Ornella Raccagni, direttore provinciale dell’Inail, sui numeri e sui dati degli infortuni sul lavoro dell’ultimo anno. Una realtà che tocca ancora soprattutto la fascia dei lavoratori più giovani tra i 18 e i 34 anni, con un’incidenza della mortalità ma anche dell’inabilità permanente decisamente elevata. Il momento più delicato rimane sempre il primo mese di ingresso nel lavoro e anche il primo anno, segno evidente che i giovani si affacciano al lavoro con scarne informazioni e poca considerazione dei rischi che si possono incontrare.
La necessità di fornire strumenti migliori ai giovani viene conivisa dal mondo del lavoro: associazioni di categoria (Univa, Api e Uniascom) e rappresentanze sindacali si sono dette convinte che una maggior consapevolezza del rischio generale facilita la preparazione del rischio specifico: « L’infarinatura generale – ha commentato il dottor Crescenzo Tiso, responsabile del Servizio di Igiene e sicurezza del lavoro all’Asl – faciliterà il lavoratore nella sua mobilità occupazionale».
Ancora alla scuola, dunque, viene chiesto il compito di preparare i futuri giovani ad affrontare la vita. Un compito che, negli ultimi anni, alcuni istituti, di concerto con specifiche associazioni di categoria, hanno affrontato dando vita ad esperienza decisamente costruttive: come quella dell’Isis Daverio che da anni ha stretto un accordo con il CPT e la scuola edile per preparare i futuri geometri ai rischi del cantiere, o la formazione fornita ai propri studenti dall’Ipc Falcone, da anni "scuola- azienda" dove la sicurezza sul posto di lavoro viene spiegata in corsi strutturati nelle ore professionalizzanti.
La sicurezza sul posto di lavoro rimane ancora un obiettivo da raggiungere: « Potremmo dirci soddisfatti – ha spiegato il professor Alunno dell’Isis daverio- quando i nostri giovani impareranno a masticare le regole della sicurezza come sanno usare la tecnologia dei telefonini….».
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