Marta Tosi: “Scendere in piazza non servirebbe”
Uno sguardo perplesso alla vicenda di piazza Vittorio Emanuele II e del piano Soceba. "Quel che la politica poteva fare con la partecipazione è stato fatto". Il nodo è il rapporto fra Comune e privati in tema di urbanistica
Il riaccendersi dei riflettori sulla vicenda di piazza Vittorio Emanuele II e del centro storico lascia fra lo scettico, il distaccato e il perplesso la consigliera del gruppo misto Marta Tosi. Con l’associazione Alterlist aveva preso parte al dibattito urbanistico avviatosi nel periodo che portò al fallito referendum per bloccare la rimozione del monumento ai caduti (i famosi "tre culi", così ribattezzati dai cinici bustocchi per le loro nudità, a dispetto degli alti significati etici) dalla piazza. Ora però, a fronte di un Dal Ben che rilancia l’operazione e lancia segnali a Palazzo Gilardoni, non si agita più di tanto. «Il referendum comunale è stato un fallimento» constata, «che poi magari sia stato "fatto fallire", o che sia andato male di suo per mancanza di volontà di partecipazione… il risultato è lo stesso. Ciò che la politica partecipata poteva fare, nelle condizioni date, è stato fatto. Ora non capisco questo agitarsi del costruttore, o cosa possa chiedere al Comune in questo momento. L’opera è stata votata dal consiglio, punto, possono procedere». Porfidio, sempre pronto a fare fuoco e fiamme, promette di portare gente in piazza a difesa del monumento; Marta Tosi a caldo non lo giudica una mossa azzeccata, visto l’esito del referendum. «È stata tutta una partita giocata male. E dico in generale, giocata male soprattutto dal Comune». Se a Porfidio interessa la questione singola della piazza e del monumento da rispettare, Alterlist e altri soggetti associativi ponevano una questione generale sull’urbanistica, sul rapporto fra il Comune e i privati. «È qui che già a partire dal documento di inquadramento dei programmi integrati di intervento si è dipanato tutto». In un modo, per Tosi e per quanti la pensano come lei, che ha lasciato spazio più agli interessi, pur legittimi, dei costruttori che a decisioni meditate sul futuro della città.
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