Abolire la geografia: parte la rivolta in internet
Il professor Carlo Brusa, direttore della rivista "Ambiente, società e territori", ricorda l'importanza della geografia, una scienza di "vita"
Un tempo era un divertente gioco tra fratelli: chi conosceva più capitali straniere si aggiudicava la sfida. Poi quella conoscenza, un po’ nozionistica, ha lasciato spazio ad approfondimenti sul territorio, sull’ambiente, sulla realtà in cui si vive. Dal prossimo anno, anche quelle poche ma fondamentali conoscenze di ambiente potranno venire in meno: il Ministro Gelmini, nell’ambito della riduzione oraria che interesserà il cliclo di studi superiore, ha deciso di penalizzare la geografia. L’insegnamento sparirà quasi definitivamente da istituti tecnici e professionali ( compreso il nautico e il commerciale) e verrà ridimensionato e accorpato alla storia nei licei.
La notizia, nonostante abbia avuto poca eco al momento della sua enunciazione, ha colpito subito le orecchie dei professori più sensibioi e direttamente interessati come quelle dell’Associazione dei geografi italiani che hanno lanciato una petizione on line per protestare contro questa decisione.
A Varese, il rappresentante di questa "battaglia" informatica è il professor Carlo Brusa, ordinario di Geografia all’Università degli Studi del Piemonte Orientale e direttore della rivista "AS" – Geografia nelle scuole": « La proposta è passata quasi inosservata. Speravano che venisse approvata senza suscitare clamore. Fortunatamente qualcuno si è accorto ed è partita una petizione on line che, in pochi giorni, ha già raccolto 6000 firme, comprese adesioni dall’estero».
Professore, non è che oggi, però, nelle scuole la geografia abbia una grande rilevanza…
«Il problema è legato alla preparazione del corpo insegnante e dagli aggiornamenti. Ci sono, obiettivamente, difficoltà nel sapere geografico. Poi, però, si vedono i risultati, come quando si scambia Haiti con Tahiti…La geografia, comunque, non è solo sapere mnemonico. È un insieme di strumenti indispensabili per codificare un territorio. Quando si è in possesso di quegli strumenti, si può viaggiare e capire qualsiasi luogo»
Cosa si deve conoscere, quindi?
« Si deve iniziare dal proprio ambiente, da ciò che si vive quotidianamente. Basta anche la propria stanza per capire com’è orientata e perchè, dov’è l’interruttore della luce e perchè. Gli strumenti basilari della geografia consentono di osservare e capire, evitando quelle situazioni che noi chiamiamo "bestiame turistico" o "monumenti e panini", per indicare un tipo di turismo superficiale e inconsapevole che ti porta a macinare migliaia di chilometri per vedere un monumento che non ti dice granchè.»
Ma, con l’avvento di internet, i ragazzi hanno ulteriori strumenti per accorciare le distanze
«Internet è un ottimo alleato ma, anche qui, se non si hanno gli strumenti per "decodificare" non si capiscono i messaggi. Viaggiare diventa interessante se si capisce il paesaggio che si guarda, altrimenti rimane solo una percezione. Denominare lo spazio ti permette di renderlo reale e non virtuale, uno spazio alienato, un "non luogo". Conoscere il proprio ambiente porta a rispettarlo e a migliorare la qualità della vita. L’uomo, per sua stessa natura, nasce "geograficus", ma deve ritrovare in sè quegli strumenti di codifica che gli permettono di comprendere».
La geografia, quindi, è una "scienza di vita"…
«Sin da bambini si deve imparare a conoscere il territorio, per potersi muovere. Io cerco sempre di offrire strumenti generali a cui, nel corso degli anni, si devono aggiungere esempi monografici.
La raccolta di firme, dunque, è partita. Qual è l’obiettivo?
«A Roma hanno capito che c’è fermento. Noi proseguiamo. C’è giunto sostegno anche dall’estero dove si sono meravigliati che qualcuno pensi di poter azzerare le conoscenze geografiche …
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