Il flauto d’oro di Claudi Arimany all’Insubria
Il musicista sarà protagonista del prossimo concerto della Stagione musicale dell'ateneo varesino, giovedì 28 gennaio alle 18 nell’Aula Magna di via Ravasi (ingresso libero)
William H. Thomson dichiarava: «Attraverso la musica possiamo vagare nel tempo dove vogliamo e trovare amici in ogni secolo». Claudi Arimany, protagonista del prossimo concerto della Stagione musicale dell’Insubria, giovedì 28 alle 18 nell’Aula Magna di via Ravasi (ingresso libero), un amico l’ha trovato. E Jean-Perre Rampal, flautista marsigliese scomparso nel 2000 e considerato uno tra i più grandi solisti mai esistiti al mondo, è stato l’amico per eccellenza. Prodigo di consigli nei confronti di Arimany ma anche di complimenti imbarazzanti. Nel 1998 scriveva a riguardo dell’artista nato poco lontano da Barcellona: «A mio avviso è uno fra i migliori flautisti della sua generazione…Tutto, in lui, è al servizio della musicalità e della sensibilità. Il suo istinto gli permette di avvicinare tutti i generi musicali (che sia barocco, classico o moderno) ed è un partner ideale per la musica da camera. Buona fortuna Claudi, per una carriera lunga e bella». La fortuna non è mancata e Arimany ha fatto di Rampal il suo modello, a tal punto che un critico musicale americano lo ha definito “l’esatta copia” del flautista francese, “soprattutto nel suono”. Probabilmente perché entrambi hanno sempre suonato un flauto d’oro: il W.S. Haynes per il catalano e il Louis Lot (l’unico esistente al mondo e acquistato in una bottega d’antiquario) per Rampal. A parte questo, Arimany è un interprete dalla facile presa sul pubblico: mostra una personalità trasparente, un timbro ricco di contrasti di colore, una sonorità a volte lunare e leggera e un virtuosismo che per Claudi si fa strumento e non fine ultimo dell’interpretazione. Al fianco del Trio Goldberg – Glauco Bertagnin al violino, Stefano Zanchetta alla viola e Marco Perini al violoncello – l’artista spagnolo ha deciso di regalare un programma dedicato a Wolfgang Amadeus Mozart. Una lavoro originale per flauto (il Quartetto KV 285, commissionato dal dilettante olandese Ferdinand De Jan) e due “arrangiamenti”: il KV 270 pensato per l’oboe e il Divertimento KV 334 scritto per archi e due corni (la versione per flauto è opera di Anton Hoffmeister). Si tratta di un programma particolarmente calibrato, perché è proprio nelle composizioni di Wolfy che Arimany ritrova quello spleen nel fraseggio così delicato e gioioso. “Luminoso e attraente”, hanno detto di lui. Come le stelle nel cielo di Barcellona, in attesa di una serenata “da camera”.
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