«Papà conosceva l’assassino»
Emanuele Canevesi è il figlio di Angelo, il benzinaio ucciso lunedì 22 febbraio: "Ci ha sempre detto di non reagire, non credo l'abbia fatto. L'unica spiegazione è che abbia riconosciuto il rapinatore"
«Il dolore è tanto, non riusciamo ancora a renderci conto di quanto è successo. Abbiamo il
sospetto che mio padre conoscesse l’assassino». Emanuele Canavesi è il figlio di Angelo, il benzinaio ucciso a Gorla Minore all’orario di apertura ieri, lunedì 22 febbraio. In casa con lui la sorella Sara e la madre, troppo addolorate per dire qualsiasi cosa. Emanuele racconta i momenti del ritrovamento del cadavere del sessantottenne: «Sono arrivato e l’ho trovato nel gabbiotto, riverso a terra – spiega il figlio dell’uomo ucciso -. Pensavo avesse preso un colpo in testa, poi ci hanno detto che gli hanno sparato: sono ancora sotto choc. Più volte abbiamo parlato di installare telecamere, altri lo hanno fatto, i fatti di sangue di questo tipo sono stati parecchi: noi però non ci siamo mai decisi». Emanuele Canavesi gestisce la pompa di benzina Shell dal 2003, con la sorella: «Papà ci dava una mano – spiega -, per quarantuno anni ha fatto questo mestiere. Lunedì sono arrivato dopo al lavoro: a volte succedeva, io ho un bimbo piccolo e ci capitava di alternarci all’apertura. Ci poteva essere chiunque al suo posto, io, mia sorella o mia mamma». Sull’ipotesi che il padre abbia reagito al tentativo di rapina, provocando la reazione sanguinaria del suo assassino, Emanuele Canavesi ha le idee chiare:
«Non credo abbia reagito – commenta -. Ci ha sempre detto di consegnare tutto l’incasso senza indugi in casi come questo, non credo proprio che abbia fatto azioni inconsulte. L’unica spiegazione che ci diamo è che abbia riconosciuto il suo assassino e per questo abbia reagito al tentativo di rapina». In queste ore è arrivata la solidarietà da tanti, colleghi, concittadini, semplici cittadini, autorità pubblica: «Apprezziamo la vicinanza di quanti hanno voluto esprimere l’apprezzamento per mio padre – dice Emanuele Canavesi -. Era un uomo buono, dava l’anima per chiunque: sapere che tutti gli volevano bene fa ancora più male e rende tutto più assurdo. Speriamo che prendano chi l’ha ucciso: crediamo nella giustizia. Di sicuro la nostra vita è cambiata, ora dobbiamo rialzarci. Riaprire il distributore sarà dura, ma adesso è il nostro ultimo pensiero».
sospetto che mio padre conoscesse l’assassino». Emanuele Canavesi è il figlio di Angelo, il benzinaio ucciso a Gorla Minore all’orario di apertura ieri, lunedì 22 febbraio. In casa con lui la sorella Sara e la madre, troppo addolorate per dire qualsiasi cosa. Emanuele racconta i momenti del ritrovamento del cadavere del sessantottenne: «Sono arrivato e l’ho trovato nel gabbiotto, riverso a terra – spiega il figlio dell’uomo ucciso -. Pensavo avesse preso un colpo in testa, poi ci hanno detto che gli hanno sparato: sono ancora sotto choc. Più volte abbiamo parlato di installare telecamere, altri lo hanno fatto, i fatti di sangue di questo tipo sono stati parecchi: noi però non ci siamo mai decisi». Emanuele Canavesi gestisce la pompa di benzina Shell dal 2003, con la sorella: «Papà ci dava una mano – spiega -, per quarantuno anni ha fatto questo mestiere. Lunedì sono arrivato dopo al lavoro: a volte succedeva, io ho un bimbo piccolo e ci capitava di alternarci all’apertura. Ci poteva essere chiunque al suo posto, io, mia sorella o mia mamma». Sull’ipotesi che il padre abbia reagito al tentativo di rapina, provocando la reazione sanguinaria del suo assassino, Emanuele Canavesi ha le idee chiare:
«Non credo abbia reagito – commenta -. Ci ha sempre detto di consegnare tutto l’incasso senza indugi in casi come questo, non credo proprio che abbia fatto azioni inconsulte. L’unica spiegazione che ci diamo è che abbia riconosciuto il suo assassino e per questo abbia reagito al tentativo di rapina». In queste ore è arrivata la solidarietà da tanti, colleghi, concittadini, semplici cittadini, autorità pubblica: «Apprezziamo la vicinanza di quanti hanno voluto esprimere l’apprezzamento per mio padre – dice Emanuele Canavesi -. Era un uomo buono, dava l’anima per chiunque: sapere che tutti gli volevano bene fa ancora più male e rende tutto più assurdo. Speriamo che prendano chi l’ha ucciso: crediamo nella giustizia. Di sicuro la nostra vita è cambiata, ora dobbiamo rialzarci. Riaprire il distributore sarà dura, ma adesso è il nostro ultimo pensiero».TAG ARTICOLO
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