Rientra al Museo Giovio la mummia Isiuret

Indagini e restauro di un anno per i resti della sacerdotessa del dio Amon di Tebe

La mummia Isiuret ritornerà questa mattina, 16 febbraio, dopo una assenza di un anno, al Museo Archeologico Paolo Giovio. I resti della sacerdotessa e il suo sarcofago erano stati affidati lo scorso febbraio alla ditta Nicola Restauri srl di Aramengo (Asti) per essere sottoposti ad un accurato intervento di restauro e di indagini. I tecnici – il cui lavoro è stato finanziato dall’assessorato alla Cultura, rappresentato da Sergio Gaddi, e dai Musei Civici con 21mila euro – hanno sottoposto la mummia ad una serie di analisi chimico-fisiche e restaurato il sarcofago (le parti di colore rischiavano, infatti, il distacco in tutti i punti più fragili sono state applicate specifiche resine). Un’attenta e accurata pulizia ha riguardato anche le bende che nelle parti più fragili sono state rinforzate. La mummia è stata sottoposta, infine, anche ad un esame radiografico. La mummia è uno dei pezzi più noti della collezione di reperti egizi che vennero donati al Museo Giovio da un collezionista dell’Ottocento, Alfonso Garovaglio. La collezione si compone di quasi 1000 pezzi (usciabti, amuleti e scarabei, canopi, bronzetti etc) tra i quali, appunto, spicca per importanza e per eccezionalità il sarcofago in cartonnage del IX secolo a.C. che conserva ancora al suo interno la mummia di una sacerdotessa del dio Amon, Isiuret, per la quale era stato predisposto. Il sarcofago, con la mummia al suo interno, era stato donato nel 1819 dal Khediveh d’Egitto Mohammed Ali al signor Baldassarre Valerio, accompagnato dall’indicazione di essere stato estratto dalle Piramidi di Menfi. I nomi, i titoli e la tipologia del sarcofago, tuttavia, riportano sicuramente ad un rinvenimento di area tebana. Il sarcofago è in realtà un involucro di cartonnage, costituito cioè da vari strati di tela stuccata e accuratamente dipinta, e applicato quindi direttamente sulla mummia: presupponeva la presenza di un secondo sarcofago esterno, in legno, ora perduto. L’involucro è stato tagliato orizzontalmente alla fine del secolo scorso: la mummia della defunta Isiuret era completamente fasciata e legata con un nastro di lino lungo sette metri che girava intorno al corpo. La decorazione del sarcofago è costituita da numerose immagini di divinità accompagnate da iscrizioni che invocano protezione per la defunta, suddivise in riquadri. Le iscrizioni più lunghe, sui fianchi e sulla parte del sarcofago corrispondente alle gambe, riportano il nome, i titoli e la genealogia completa della defunta. Isiuret, il cui nome significa "Iside la Grande", era una sacerdotessa del dio Amon di Tebe. In particolare ricopriva tre importanti cariche sacerdotali legate alla triade divina adorata a Tebe: "suonatrice di sistro di Amon", "cantatrice del coro di Mut" e "balia di Khonsu fanciullo".

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Pubblicato il 16 Febbraio 2010
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