Se gli immigrati incrociano le braccia
Il Primo Marzo sarà la giornata senza stranieri: un nastro giallo percorrerà tutte le piazze d'Italia. Badanti e baby sitter che non vorranno mettere in difficoltà le famiglie potranno indossarlo in segno di solidarietà
Il Primo Marzo 2010 sarà una giornata speciale: "24 ore senza di noi", senza immigrati. Una giornata di sciopero degli stranieri che lavorano nelle fabbriche e nelle cooperative, nei cantieri, lo sciopero dei braccianti, uno sciopero delle badanti e degli ambulanti una giornata di sciopero contro il razzismo e la precarietà.
Non uno sciopero "convenzionale", quindi, sarà uno sciopero senza precari o disoccupati, senza lavoratori dipendenti e autonomi, semplicemente un giorno senza gli “stranieri” per far vedere quanto siano importanti.
Un nastro giallo sarà il simbolo di riconoscimento che colorerà tutte le piazze d’Italia, oltre cinquanta, che ospiteranno chi manifesterà. Chi invece deciderà di andare a lavorare, badanti o baby sitter, potrà indossarlo o a metterlo fuori dalla porta di casa per far capire che avrebbe potuto scioperare e ha scelto invece di andare a lavorare per non creare problemi alle famiglie che assiste. L’appuntamento è per lunedì prossimo anche in diversi paesi della Comunità europea: in Francia, Spagna e Grecia, in questo modo gli immigrati ”decidono di fare capire in modo pacifico quanto sono importanti per le economie dei paesi che li ospitano”. Anche a Varese è nato un Comitato che scenderà in piazza XX Settembre in concomitanza con le altre province italiane. Non poteva mancare la presenza su facebook: i sostenitori sono già quasi 400.
Si legge nel manifesto del Comitato: "Siamo immigrati, seconde generazioni e italiani, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell’intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano. Siamo consapevoli dell’importanza dell’immigrazione (non solo dal punto di vista economico) e indignati per le campagne denigratorie e xenofobe che, in questi ultimi anni, hanno portato all’approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della nostra Costituzione.
Condanniamo e rifiutiamo gli stereotipi e i linguaggi discriminatori, il razzismo di ogni tipo e, in particolare, quello istituzionale, l’utilizzo stumentale del richiamo alle radici culturali e della religione per giustificare politiche, locali e nazionali, di rifiuto ed esclusione.
Ricordiamo che il diritto a emigrare è riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e che la storia umana è sempre stata storia di migrazioni: senza di esse nessun processo di civilizzazione e costruzione delle culture avrebbe avuto luogo. La violazione di questo e di altri diritti fondamentali danneggia e offende la società nel suo complesso e non solo le singole persone colpite".
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