All’insubria un Rossini ragazzino

Con quattro delle sei sonate che ha realizzato a dodici anni il Gubbio Festival Ensemble celebra il musicista nell'aula magna di via Ravasi

Sei Sonate in tre giorni.
All’età di dodici anni, Gioachino Rossini si getta, febbrilmente, nella composizione alla tenuta di Conventello di Ravenna su richiesta dell’amico Agostino Triossi, contrabbassista autodidatta.
Ed è con quattro delle sei sonate che il Gubbio Festival Ensemble (organico aperto, composto da docenti e solisti che collaborano alla rassegna da vent’anni protagonista nella cittadina umbra) si presenterà venerdì 26, alle ore 18 a ingresso libero, nell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria.

Al fianco di Olexander Semchuck e Katia Ghigi ai violini, e di Vittorio Ceccanti al violoncello, troveremo Franco Petracchi al contrabbasso. Anche grazie a lui, l’appuntamento di venerdì si trasformerà in un omaggio alla grande scuola italiana: da un lato per lo stile rossiniano – che favoreggia la melodia e lascia che sovrasti tra gli strumenti – e dall’altra per quell’impatto che Petracchi ha avuto su intere generazioni di musicisti.

Virtuoso del suo strumento, didatta di particolare statura e inventore di tecniche di studio rivoluzionarie, Petracchi è un artista a tutto tondo. Il suo partecipare ad una tale avventura, per di più con musiche di un Rossini in pubertà ma già predisposto all’ironia, valorizza musica e musicisti. Dell’autore di Pesaro, le Sonate a quattro rappresentano il cuore e l’incoscienza, perché alle spalle nulla c’era ancora di quegli studi sui classici viennesi che porteranno il musicista alla stesura, poco più che ventenne, del Barbiere di Siviglia.

L’ensemble, ormai ben al di là dei semplici riconoscimenti del pubblico di casa nostra, ha saputo ricavarsi una nicchia di mercato particolarmente intrigante. La scelta di proporre una selezione di tali camei musicali, dimostra dimestichezza con le trame briose e cantabili dell’autore de “L’occasione fa il ladro”. Toni quasi da melodramma, perché ogni frase sembra raccontare un personaggio o una scena, e la tendenza a non esagerare in serietà. Rossini pretende equilibri particolari e, magari, qualche eccesso nei colori. Ma il tutto è fluido e, come accade nelle sonate, “procede per semplice susseguirsi di idee musicali”. In chiusura, il duetto per violoncello e contrabbasso, composto a Londra nel 1824 e riscoperto solo nel 1968 ad un’asta di Sotheby’s.

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Pubblicato il 26 Marzo 2010
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