Il “far west” dell’acqua secondo Legambiente

«Speriamo che il prossimo Presidente possa sanare una evidente iniquità a tutto vantaggio delle imprese che imbottigliano l'acqua delle nostre sorgenti»

Lombardia rimandata a dopo le elezioni, sperando che il prossimo Presidente possa sanare una evidente iniquità a tutto vantaggio delle imprese che imbottigliano l’acqua delle nostre sorgenti . In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, con il dossier Il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali Legambiente e la rivista Altreconomia tornano a denunciare l’imbarazzante quadro nazionale sulle tariffe pagate alle Regioni italiane dalle società imbottigliatrici.
In particolare in Lombardia, le società imbottigliatrici di acque minerali godono di un regime di assoluto privilegio per emungere dal sottosuolo l’acqua che poi rivendono a caro prezzo. Meno di 52 centesimi al metro cubo, ovvero mezzo millesimo di euro a litro, su una risorsa che però, quando giunge ai supermercati, ha un costo 1000 volte superiore. Come dire che, quando compriamo una bottiglia di acqua minerale, quello che paghiamo, a parte il costo del flacone di plastica con relativo tappo ed etichetta, è l’enorme margine di profitto generatosi nel tragitto dalla fonte allo scaffale. Già, perché la Lombardia è molto generosa con gli imprenditori di un settore, quello delle acque minerali, che a livello nazionale fattura 2,3 miliardi di euro all’anno potendosi permettere imponenti investimenti pubblicitari perché tanto la materia prima, l’acqua, non costa quasi niente. Diversa la situazione di altre regioni italiane. In Veneto, ad esempio, il prelievo idrico per imbottigliamento costa 3 euro a metro cubo, e in Lazio 2 euro a metro cubo: risorse che è giusto che tornino agli enti pubblici per investimenti a favore del territorio e delle comunità locali ma di cui la Lombardia, incomprensibilmente, si priva.
«Diciamo un no forte e chiaro a questi regali – dichiara Damiano Di Simine, presidente Legambiente Lombardia – l’acqua è un bene comune, i diritti esclusivi di utilizzo, quali sono le concessioni per acque minerali, devono sottostare ad una tariffa dignitosa, che tenga conto del fatto che si sta a tutti gli effetti privatizzando una risorsa idrica che appartiene alla comunità. Chiediamo al futuro presidente della nostra regione di mettere fine a questo assurdo privilegio, adeguando i canoni di concessione affinché da questi possa derivare una risorsa economica da reinvestire sulla gestione del territorio e del ciclo dell’acqua».
Ovviamente i cittadini possono sempre scegliere di bere un’acqua che, in gran parte della Lombardia, non ha nulla da invidiare a quella in bottiglia: è l’acqua del rubinetto. Un cittadino della provincia di Milano paga circa 1,3 euro ogni metro cubo di acqua potabile che consuma. Tanto? No di certo rispetto ad altre città europee dove la tariffa idrica è molto più salata, anche di tre-quattro volte, ma d’altro canto gestire acquedotti e depurare le acque ha un costo, in tutta Europa i consumatori devono farvi fronte attraverso la tariffa idrica. In ogni caso molto meno dell’acqua in bottiglia.

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Pubblicato il 22 Marzo 2010
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