“In Romania siamo messi peggio”
Lucien Vasilesku è ventuto dalla Romania per imparare dal sindacato più importante d'Italia
Alto, baffo signorile, occhi piccoli e completo grigio. Si avvicina a Guglielmo Epifani, accompagnato da un delegato, per conoscerlo. Dopo tutto ne ha diritto, perché Lucien Vasilesku è ventuto in trasferta dalla Romania per imparare dal sindacato più importante d’Italia come si fa a combattere la crisi.
«Nel mio paese – spiega l’uomo in un francese scolastico- sono responsabile del dipartimento giuridico del sindacato».
Da queste parti i rumeni hanno un brutto ricordo degli italiani. Una decina di anni fa, il suo connazionale Ion Cazacu, piastrellista alle dipendenze di un piccolo imprenditore italiano, venne bruciato vivo dal suo datore di lavoro perché cercava di emanciparsi. Vasilesku conosce quella storia che definisce «terribile e incredibile» allo stesso tempo.
Ha seguito il discorso di Epifani , specialmente sul capitolo riguardante la crisi "dimenticata". «Da noi è molto grave – spiega Vasilesku – e il governo ha preso pochi provvedimenti. Ha però alzato l’età pensionabile di donne e uomini, entrambi a 65 anni, e svalutato i salari».
Nonostante le difficolta del mercato, in Romania di italiani ce ne sono molti, soprattutto imprenditori del settore tessile . «Voi siete più simili a noi rumeni – conclude Vasilesku -. Siete malleabili e le regole le adattate, ecco perché da noi vi trovate bene. A differenza dei tedeschi che sono invece rigidi e mal si adattano alla nostra cultura».
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