L’informatica in aula? In tempi di crisi è open source
Interessante convegno all’Ipc Falcone di Gallarate sull’uso dei software liberi nella didattica
Di necessità virtù, recita un vecchio adagio.In tempi di vacche magre l’open source può davvero rappresentare un’opportunità favorevole.
Lo dimostra l’interesse suscitato oggi, 19 febbraio, dal convegno: “Open source, open mind. Nuovi orizzonti ICT per una didattica inclusiva”.
Organizzato all’Ipc Falcone dal Cert-Tic di Varese e patrocinato dagli Uffici scolastici regionale e provinciale, ha visto la partecipazione di ben 120 docenti provenienti dalle scuole primarie di tutta la provincia. “L’incontro ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso formativo durato qualche mese e rivolto proprio ai software liberi – spiega la dirigente dell’istituto gallaratese Carmela Locatelli -. Finora l’open source è sempre stato un po’ snobbato dagli insegnanti, ma la stretta finanziaria ci sta costringendo a rivedere certe posizioni. Rinunciare al contributo dell’informatica nella didattica per mancanza di fondi sarebbe davvero imperdonabile. Anche perché i programmi ad accesso libero offono un ventaglio infinito di possibilità, sia per lo studio che per la didattica: dal podcasting alla lavagna interattiva. Anche la legge va in questa direzione, nel senso che le normative in materia incoraggiano le scuole a convertirsi all’open source”.
Il software libero, insomma, si prospetta come il futuro dell’interazione tra didattica e informatica. E tale interesse da parte degli insegnanti potrebbe contagiare presto anche gli studenti, offrendo alla filosofia “open” il contributo di un’imprevedibile spinta favorevole: “In effetti, una delle obiezioni che più spesso si oppone all’uso dei software liberi è che gli studenti, a casa, non li conoscono, perché usano programmi a pagamento. Ma se saranno adottati a scuola, automaticamente i ragazzi finiranno per usufruirne anche in privato. Del resto, basta scaricarli dal web per potersene servire”, conclude la dirigente Locatelli.
Che la crisi finisca per trasformare anche le nostre abitudini informatiche?
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