Reguzzoni sfida il falso made in Italy
All'incontro con Giuseppe Bonomi e Roberto Belloli il parlamentare varesino ha presentato la sua sfida: "tracciabilità ed etichettatura obbligatoria per tutelare il vero made in Italy"
Contro il finto made in Italy, contro il tessile cinese, ma pure contro la grande industria che fa affari delocalizzando la produzione. Poco governo e molta lotta nelle parole di Marco Reguzzoni, intervenuto
in un incontro dedicato alla tutela del tessile italiano e di Malpensa, insieme al presidente di Sea Giuseppe Bonomi. Il parlamentare varesino, approdato a Roma dopo aver retto la Provincia di Varese per sei anni, ha incassato una settimana fa l’approvazione del Ddl a tutela della produzione tessile, proposto insieme a Massimo Calearo (Pd) e votata in modo bipartisan. «Una norma ispirata a quelle americane e giapponesi» spiega Reguzzoni, che ha attaccato «l’Europa dei burocrati» e le associazioni di categoria “ufficiali”, che si sono opposte perché hanno interesse a sfruttare le produzioni a basso costo, conservando margini di guadagno. «Oggi abbiamo un made in Italy che di italiano non ha più nulla, a volte ha solo il nome, perchè anche le società sono state spostate all’estero» ha ricordato anche Roberto Belloli, rappresentante dei “contadini del tessile”. «Non pagano
neppure le tasse in Italia» ha concluso il parlamentare varesino. Dopo un Reguzzoni dalla parte dei lavoratori e dei piccoli imprenditori e contro il grande capitale, Giuseppe Bonomi ha ricordato i risultati ottenuti dallo scalo aeroportuale della brughiera, dopo la dipartita di Alitalia. «Malpensa è l’unico aeroporto che ha saputo diventare base per nuove compagnie, come Lufthansa Italia». E con il consueto ricorso ai numeri e alle percentuali ha sottolineato che Malpensa è l’unico aeroporto a crescere in uno scenario profondamente segnato dalla crisi
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