Sono andato alla fine del mondo in vespa
Lorenzo Franchini ha percorso oltre 4500 chilometri in sella alla sua moto. Ha raccontato la sua avventura nel libro "Hasta la fin del mundo... in vespa" (Acar Edizioni)
Siamo abituati a vedere, e anche a immaginare, i raid motociclistici intorno al mondo condotti da “superuomini", capaci di affrontare qualsiasi avversità, in sella a “supermotociclette”, potenti e indistruttibili. Immagini che servono a creare la mitologia dell’uomo contemporaneo, ma che poco hanno a che fare con la quotidianità della maggior parte delle persone. A dare una spallata a questa rappresentazione un po’ edulcorata è stato per la prima volta Giorgio Bettinelli, autore di “Brum Brum. 254.000 chilometri in vespa” (Feltrinelli), libro culto per gli esploratori “normali” e “umani”. Lorenzo Franchini ha percorso con lo stesso spirito – e forse accompagnato dallo sguardo di Bettinelli – oltre 4500 chilometri in sella alla sua vespa. Una foto lo ritrae di fronte allo stesso cartello stradale che indica la provincia della Tierra del Fuego, lo stesso dove Bettinelli si fece fotografare al momento della partenza del suo “Giro del mondo in vespa”.
Alla partenza da Buenos Aires, con Franchini c’erano altri ventiquattro vespisti, tutti italiani tranne uno, un brasileiro. Alla meta finale, Ushuaia, la città più australe del mondo nell’estremo sud della Terra del Fuoco, sono arrivati in ventidue. Un viaggio lungo la Ruta 40, spina dorsale di un’infinita Argentina, passando per la Pampa e la Patagonia. Una sconfinata prateria che è l’anima di un Paese, con i suoi volti drammatici e allo stesso tempo leggeri e puri come l’aria che respirano.
I ventiquattro vespisti hanno cercato la loro dimensione di viaggiatori contemporanei in una terra bella quanto ostile, selvaggia quanto materna. E la dimensione romantica del viaggio ha trovato nel destino il suo contraltare più aspro, l’unico capace di far tracciare a un Pick-up la traiettoria che poteva incrociare la vespa di Gigi.
Franchini ha annotato puntualmente tutto sul proprio taccuino: le cadute, causate dalle folate di vento improvvise, i momenti conviviali e quelli disperati, le riflessioni di fine giornata e gli incontri improbabili che solo in una terra così estrema si possono fare. Viaggiatori solitari in giro per il mondo, come il tedesco Mike, che ha percorso in sella alla sua bicicletta la stessa strada dei vespisti italiani.
“Hasta la fin del mundo …in vespa” (Acar Edizioni) non è solo il resoconto di un viaggio avventuroso. È una filosofia di vita, un modo di guardare il mondo «senza freni».
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