Tre ore di summit tra Lega e Pdl
Bossi e lo stato maggiore del Carroccio hanno incontrato Berlusconi e i vertic del suo partito. Analisi del voto, mini rimpasto del Governo e agenda delle riforme le questioni aperte
Riforme, federalismo, giunte regionali e mini rimpasto i temi del vertice tra il Pdl e la Lega. Forte del successo elettorale che porterà il suo partito a guidare due importanti regioni del Nord, Bossi è arrivato a villa San Martino ad Arcore insieme al figlio Renzo, i ministri Calderoli e Maroni e il presidente del Piemonte Cota. Per il Pdl, insieme al premier anche il coordinatore nazionale Verdini e i ministri Bondi, La Russa e Tremonti. Un vertice durato tre ore e sui cui eisti per ora non trapelano notizie.
Sul tavolo alcune decisioni urgenti e un calendario delle prossime iniziative. Ci sono le giunte regionali da comporre e un mini rimpasto per sostituire il ministro dell’agricoltura Zaia. In pole position per quella carica sarebbe Galan che aveva deciso di non ricandidarsi in Veneto dopo la decisione di dare quel posto alla Lega.
Un altro tema caldo è quello delle riforme. La Lega, anche attraverso l’intervista di domenica di Calderoli, non fa mistero della volontà di accelerare sul federalismo con un’attenzione anche ai temi della giustizia e del presidenzialismo. Ci sono due questioni delicate su cui è emersa qualche scintilla. Bossi subito dopo il voto non ha fatto mistero di voler un leghista sulla prima poltrona di Milano. Inoltre il Carroccio vuole una cabina di regia per le riforme che competono al federalismo.
Questioni che scuotono anche al suo interno il Pdl con le due maggiori correnti che si provocano. Farefuturo, associazione vicina a Gianfranco Fini, vive con fastidio tutto il protagonismo leghista. "Pdl si muova, o moriremo leghisti. La Lega – scrive il direttore Filippi Rossi – fa il suo mestiere e lo fa bene: vince le elezioni, amministra, e sfrutta fino in fondo (con buona dose di spregiudicatezza) il suo peso. Verrebbe da dire: è la politica, bellezza. Il problema, semmai, è tutto del Pdl. La grande questione è il sonno di un partito nato un anno fa con l’ambizione di scrivere la storia del paese. E che adesso rischia di essere trainato dal suo alleato minore".
Botta e rsiposta poi di Bondi e Verdini che costringe Adolfo Urso a puntualizzare che queste polemiche sono fuori posto.
In serata il segretario del Pd Bersani, intervento a Otto e mezzo, ha ribadito il bisogno di affrontare con maggiore energia la pesante crisi economica. Sul vertice Pdl Lega ha detto che «si chiariscano le idee e che vengano poi in Parlamento». Infine Bersani ha affermato che si può partire da alcune cose in cui «sono tutti d’accordo: il Senato federale e la riduzione del numero dei parlamentari, domani mattina facciamo quelle – suggerisce -. Ma di chiacchiere ne abbiamo fin sopra i, pochi peraltro, capelli».
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