Vitali: “Per gestire Accam serve un partner forte”
La posizione del primo cittadino legnanese che ha guidato il fronte del no in assemblea dei soci
Pubblichiamo il conmunicato a firma del sindaco di Legnano Lorenzo Vitali, relativo all’assemblea Accam
“In occasione dell’assemblea ACCAM, cui ho partecipato in qualità di rappresentante della Città di Legnano, ho avuto una posizione negativa su molti punti all’Ordine del Giorno.
In primo luogo, rispetto al contratto di costituzione del diritto di superficie con il comune di Busto Arsizio, ho espresso voto contrario in quanto il documento, anche ad una semplice lettura, mette in luce criticità non superabili.
Infatti Busto Arsizio in modo legittimo, ma non condivisibile, chiede un corrispettivo altissimo (10.750.000 euro in 15 anni); inoltre impone una serie di vincoli non ragionevoli per una società che voglia portare avanti la propria attività e il proprio lavoro nel migliore dei modi in un mercato concorrenziale; vincoli illogici. Ha senso ed è corretto, domando io, che il comune di Busto imponga ad ACCAM di accettare rifiuti solo dai comuni che differenziano in percentuale superiore al 64%, tenendosi in alternativa la possibilità di risolvere il contratto di superficie? Ha senso ed è corretto, dopo aver inserito un limite massimo, condiviso, di 400 tonnellate al giorno di rifiuti smaltiti, chiedere alla società di selezionarne la provenienza, accettando solo quelli dei comuni vicini e non altri, provenienti da province diverse?
Non sarebbe forse più utile, non avrebbe forse più senso lasciare mano libera alla società, per poter accettare – oltre a quelli dei comuni soci – anche rifiuti più remunerativi?
Altro punto importante riguarda i corrispettivi 2010: l’aumento indiscriminato proposto è inaccettabile. Infatti penalizza i nostri cittadini che negli anni hanno raggiunto il 65,1% (dato del 2009, riferito al 2008) di raccolta differenziata. La composizione della tariffa ACCAM è scorretta, perché penalizza le città più virtuose nello smaltimento: l’aumento inasprirebbe il divario, obbligandoci a cercare siti di smaltimento meno onerosi.
Anche il Business Plan 2011-2025 ci vede perplessi su vari punti.
In conclusione, penso che la gestione da parte dei Comuni, negli ultimi 15 anni, abbia ampiamente dimostrato lacune non colmabili.
La mancanza di un socio di riferimento forte, di un disegno industriale preciso, la facile strumentalizzazione politica, accentuata dalla diversità di Provincia (e del piano provinciale rifiuti) dei diversi soci, non permette quelle risposte chiare, rapide e decise che qualsiasi società ha bisogno per un’azione efficace del proprio operato.
Personalmente, vedo una via d’uscita nella rapida ricerca di un partner, pubblico o privato che sia, a cui affidare la quota di controllo della società.”
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