Cassano ricorda Daniele Carabelli e i Mille di Garibaldi
Si è svolta sabato presso l'ex chiesa di San Giulio ed ex municipio la manifestazione a ricordo dei garibadini e del loro trombettiere cassanese, presenti gruppi, associazioni d'arma e non, gli storici Francescucci e Ghiringhelli
Tra meticolosa ricostruzione storica e ricca aneddotica, tra riflessione sui valori e vivace folklore, si è celebrata a Cassano Magnago sabato 8 maggio la ricorrenza della partenza dei Mille per l’omonima spedizione e la figura di Daniele Carabelli, il trombettiere garibaldino ricordato in una lapide in via S.Giulio.
Per la presenza di tale lapide, ma soprattutto per la valenza del luogo nella memoria civile e religiosa cittadina, si è tenuto l’evento nell’ex Chiesa di S.Giulio, e in seguito ex municipio – messo a disposizione dall’amministrazione comunale, cui è andato il ringraziamento degli organizzatori, pur con il rammarico per non aver essa stessa presenziato alla cerimonia.
In un clima “scaldato” dalla briosa esecuzione di brani musicali ad hoc da parte del Corpo bandistico cassanese, e con l’esibizione di membri del Gruppo UNUCI (ufficiali in congedo) di Varese, con moschetti e divise fedelmente ricostruiti, hanno preso la parola lo studioso e compilatore delle biografie dei 1089 (più 64,- ha subito precisato – non censiti con i Mille partiti da Quarto) Arduino Francescucci e il docente universitario Robertino Ghiringhelli.
Francescucci, di cui sarà in libreria una corposa raccolta di 400 biografie il prossimo 2 giugno, festa della Repubblica, ma anche ricorrenza della morte di Garibaldi, ha citato i dati biografici di Carabelli, ma anche di molti altri Garibaldini, “per lo più lombardi – 450 -, liguri, piemontesi; giovani, di famiglie agiate, di fronte ai quali viene spontaneo chiedersi perché l’abbiano fatto”,“gente onesta, impegnata nel sociale, fedeli alla parola data e agli ideali di Patria”, come Damiani massacrato nella battaglia di Calatafimi, mentre cerca di difendere quel lembo di bandiera che ancora stringe in mano, o Caroli “finito in una storia più grande di lui” con la marchesina Raimondi, o Cattaneo, che fatto prigioniero nella battaglia di Palermo, incaricato di un’ambasciata a Garibaldi, porta a termine l’incarico e poi ritorna nelle mani dei Borboni: “Avevano un cuore, degli ideali, …” ha chiosato Francescucci la sua relazione ricca di fatti e pervasa da grande entusiasmo.
Ghiringhelli ha brillato, oltre che per competenza e ricchezza di dati e citazioni, per vivacità di esposizione e passione di storico, "confutando" scrivono gli organizzatori "tesi storicamente infondate e auspicando attraverso la ricerca e la conoscenza, il consolidamento di quella solidarietà nazionale di cui abbiamo tanto bisogno".
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