Heysel: 25 anni dopo, il racconto di chi c’era
Il 29 maggio 1985 la finale di Coppa dei Campioni tra Juve e Liverpool si trasformò in tragedia: 39 i tifosi morti, quasi tutti italiani. Oggi due varesini ricordano quei momenti trementi, vissuti dalle tribune dello stadio di Bruxelles
Sono passati venticinque anni da quella sera maledetta. Una sera iniziata con le speranze di milioni di tifosi che, una volta accesa la televisione, si videro sbattuti in faccia una tragedia che nessuno poteva immaginare. Il 29 maggio ’85, giorno della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, lo stadio Heysel diventò teatro di una delle peggiori serate che lo sport mondiale ricordi: 39 morti, centinaia di feriti, una partita giocata e successivamente travolta dalle polemiche. Polemiche che oggi non servirebbe alimentare: per ricordare una data rimasta impressa nella mente di tutti abbiamo scelto di affidarci alle parole di chi era là, con una sciarpa bianconera al collo e con la speranza di sollevare per la prima volta la Coppa più ambita d’Europa.
Claudio si trovava nel settore "Z" dell’Heysel, quello travolto dalla furia degli hooligans del Liverpool; Gigi invece era dalla parte opposta dove era assiepata la gran parte dei tifosi della Juve: entrambi sono tornati in Italia sani e salvi, a differenza di tanti altri. Le loro sono testimonianze diverse perché diverso era il punto di vista, ma anche testimonianze terribilmente simili per quanto riguarda la sostanza. Due pagine lunghe e intense, da leggere dall’inizio alla fine, in silenzio, per riflettere su quello che accadde e per rendersi conto una volta di più di come sia necessario fare di tutto per evitare il ripetersi di tragedie simili.
Gigi: «Heysel, la notte prima del massacro»
Claudio: «Una bottiglia frantumata e tanto sangue: la strage iniziò così»
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