Il futuro del made in Italy parte da Stabio
I piccoli paesi a ridosso del confine italo-svizzero del Gaggiolo si stanno trasformando: capannoni, punti di produzione o distribuzione di ditte italiane ed “espatriate” in Canton Ticino
Il futuro di molto del made in Italy potrebbe stare in un triangolino di terra svizzera incuneato tra le provincie di Varese e Como. L’inaugurazione a Stabio della B&C Swiss, azienda di logistica fondata da un supermanager italiano e da uno dei rappresentanti dei più importanti gruppi di logistica lombardi, rende evidente come Stabio, Novazzano, Coldrerio, piccoli paesi a ridosso del confine italo-svizzero del Gaggiolo e contemporaneamente a poche centinaia di metri dall’autostrada che passando da Como/Chiasso collega l’Italia all’Europa, si stiano trasformando, con discrezione ed efficienza svizzera, da villaggi noti solo per la benzina a poco prezzo e le tavolette di cioccolato a poli di attrazione per il tessile e la logistica europea.
Ma il fatto che la gran parte delle nuove aziende sorga proprio a Stabio, ormai diventata un cantiere permanente, è però data da quel piccolo “binario industriale” (nella foto, il passaggio a fianco della B&C e di un gruppo di altre aziende) che fra qualche anno diventerà snodo ferroviario europeo, collegando Lugano – cioè un importante rivolo della via ferroviaria Nord/Sud dell’Europa – a Malpensa e alle sue possibilità di spostamento intercontinentale.TAG ARTICOLO
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