Incendiò l’auto del sindaco: condannato ad otto mesi
Si è concluso con una condanna il processo a Ignazio D'Albano che nell'ottobre del 2008 diede fuoco all'auto di Gigi Farioli come vendetta ad una licenza per bar negata dal Comune. Farioli: "E' un uomo che va aiutato"
Ignazio D’Albano (foto a sin.)è stato condannato a 8 mesi di reclusione, al pagamento delle spese processuali e ad un’ammenda da 50 euro per aver fatto valere le proprie ragioni in maniera impropria nei confronti di un agente immobiliare. Il giudice monocratico del tribunale di Busto Arsizio Luisa Bovitutti ha, dunque, ritenuto il D’Albano responsabile dell’incendio dell’auto del sindaco avvenuto il 21 ottobre del 2008 in piazza Noè a Sacconago ma non ha accolto la richiesta dell’accusa che aveva chiesto 20 mesi di reclusione per danneggiamento seguito da incendio e minaccia aggravata.
Si è concluso con una condanna a circa 1 anno e mezzo dai fatti, il processo che vede parte offesa il sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli, protagonista inconsapevole della vendetta da parte del D’Albano a causa del fatto che il Comune non gli aveva concesso la licenza del bar di cui era diventato proprietario da poco. Così, almeno, aveva motivato l’accusa che vedeva nella vendetta contro il primo cittadino, inteso come responsabile di tutta l’amministrazione, il movente principale che ha spinto l’uomo ad appiccare le fiamme.
In aula sono stati mostrati, con l’ausilio di un computer, i fotogrammi decisivi che hanno convinto il giudice, ripresi dalla videocamera di sorveglianza della piazza e che mostrano in maniera piuttosto evidente il D’Albano piegarsi proprio in direzione dell’auto (e non del motorino come aveva sostenuto nelle scorse udienze) per far scivolare qualcosa proprio sotto la macchina. Inutile il tentativo da parte del difensore Edoardo Polerà che ha cercato, nella sua arringa, di smontare l’intera indagine sostenendo che il suo cliente non aveva nessun motivo di rancore verso il sindaco e puntando il dito contro tre extracomunitari che nello stesso video mostrato per sostenere l’accusa, si vedono proprio vicino all’auto di Farioli poco prima che prendesse fuoco. Anche la confessione di D’Albano, che dopo i primi giorni di carcere aveva ammesso i reati contestati ritrattando in seguito, sarebbe stata la conseguenza di uno "stato confusionale – ha detto Polerà – dovuto alla somministrazione in carcere dei farmaci sbagliati".
Il giudice non ha ritenuto possibile accogliere la versione della difesa e ha deciso per la condanna concedendo, comunque, le attenuanti generiche per le condizioni di salute dell’imputato e per la situazione di estrema difficoltà nella quale versava in quel periodo.
Il sindaco Gigi Farioli non ha esultato nell’apprendere la sentenza: «Credo che non ci sia da festeggiare. Il D’Albano, che ho conosciuto in carcere a Natale del 2008, è persona che ha gravi problemi dai quali spero possa uscire e ritrovare un riscatto – ha detto Farioli – io lo perdonai già nel giorno in cui lo conobbi ma perdono e giustizia sono due cose diverse».
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