Giorgio Merletti: «Sì ai tagli, ma con logiche di sviluppo per l’impresa»
Il Presidente di Confartigianato Imprese Varese e Confartigianato Imprese Lombardia condanna la diminuzione di risorse a favore della collettività
«Sì al taglio degli stipendi, no a quello delle risorse a vantaggio del sistema; sì alla semplificazione, no ad una liberalizzazione distorta». A dirlo è Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Imprese Varese e Presidente Confartigianato Imprese Lombardia che, aggiunge: «Il taglio delle risorse a favore della collettività non ha nulla a che fare con quello degli stipendi, la semplificazione (come facilitazione per il percorso dell’impresa, con certezza di tempi e procedure e uniformazione dei percorsi di autorizzazioni per lo start-up) potrebbe non coincidere con un concetto di libertà d’impresa, a maggior ragione se non si permette alle aziende di operare su uno stesso piano e con le stesse regole. E se queste sono le prospettive, meglio insistere da subito sull’ottenimento di un abbattimento di oneri e moduli per le MPI: perché è incettabile che un micro-piccolo imprenditore si faccia carico di un peso burocratico pari a quello della Fiat. Ridurre all’estremo i vincoli, ma non permettere la nascita di imprenditori improvvisati».
Di fronte ad un preoccupante protrarsi della crisi, «la scelta della politica lombarda di gestire con maggiore oculatezza le spese generali denota sensibilità. Però, attendiamo la stessa prova di volontà a livello nazionale, perché non è corretto che i sacrifici vengano richiesti sempre ai soliti noti. Ora i tagli sembrano un fatto di moda: comuni e province si sono messi in fila. Ricordiamo che la crisi è cominciata nel 2008». La manovra del Governo, ovviamente, complica le cose: «Un taglio – prosegue Merletti – che non fa alcuna distinzione tra regioni virtuose e regioni spendaccione. Non è possibile porre sullo stesso piano il governatore della Regione Lombardia con quello di una qualsiasi altra regione italiana: la gestione di Formigoni, sia economica che finanziaria, negli ultimi anni si è dimostrata vincente perché tesa a rafforzare le strutture e i servizi regionali».
La scelta del Governo apre una voragine, anche perché tra i tanti settori in cui è prevista una sostanziale riduzione delle risorse non manca quello dedicato all’imprenditoria. Si parla di decine di milioni di euro in meno per le imprese lombarde: «Non critichiamo i tagli – sottolinea il Presidente – ma le logiche con le quali sono fatti. Se in un momento di recessione il Governo taglia risorse fondamentali per il rilancio e lo sviluppo del tessuto imprenditoriale, che non venga poi a dire “ciò che va bene alla piccola impresa va bene all’Italia”. Razionalizzare ragionevolmente le risorse significa conoscere il mondo dell’impresa e gli impegni quotidiani ai quali gli imprenditori devono far fronte. Milioni in meno per le MPI significa milioni in meno per la nostra economia: perché quando si parla di “spina dorsale” del nostro Paese (le micro e piccole imprese rappresentano circa il 98% dell’imprenditoria italiana), si deve anche parlare di come sostenere, tutelare e affiancare questo patrimonio manifatturiero. E uno strumento competitivo non è certo la sottrazione di risorse».
Cosa si aspettano le MPI lombarde? «Una macchina burocratica efficiente e una semplificazione che faccia risparmiare tempo e denaro e che renda semplice la vita dell’imprenditore. Le imprese non vogliono fuggire dalle loro responsabilità, ma solo poter lavorare meglio. La burocrazia in Lombardia, nonostante l’attenzione avuta sul tema, costa alle imprese più di 2 miliardi di euro, oltre 1.500 euro per addetto (imprese da 3 a 5 addetti). Il 75% del costo della burocrazia grava sulle micro e piccole imprese. E’ tempo che il Governo vada veramente nella direzione di garantire vantaggi e servizi a imprese e cittadini. Tutto il resto sono parole».
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