Hai la pelle nera? Resti fuori dal locale
Dauda, 20 anni, giocatore della Pontirolese, voleva festeggiare con i compagni l’incredibile salvezza ottenuta in Promozione. Invece la serata è andata in modo diverso da come si sarebbero aspettati
(Fonte Bergamonews)
«Scusami mister. Sei arrabbiato? Non volevo rovinare la serata». La colpa di Mansyai Dauda è di avere la pelle nera. Vent’anni, centravanti di peso, un vero marcantonio, gioca nella Pontirolese ed è nipote dell’ex atalantino Conteh. Con gli altri compagni voleva festeggiare l’incredibile salvezza ottenuta nel campionato di Promozione. Invece la serata è andata in modo diverso da come si sarebbero aspettati. «Siamo arrivati all’ingresso del locale Smalto di Curno – racconta il tecnico dei biancogranata Davide Coffetti -, tutti i ragazzi sono entrati, tranne Dauda, che è stato fermato all’ingresso da una signorina». Non ha abiti adatti alla serata, è stata la giustificazione. Il ragazzo indossava una semplice t-shirt. L’allenatore non ha fatto una piega e ha deciso di tornare a casa con il suo giocatore e prestargli una polo. «Ci mancherebbe, è la prima cosa che ho pensato. Gli ho dato una polo Burberry, non una qualsiasi, e siamo tornati a Curno. All’ingresso ci è stato detto che Dauda non poteva ancora entrare. Ho cercato di spiegare con calma la situazione, gli altri giocatori erano già nella discoteca e volevamo festeggiare tutti insieme. Ho capito subito che il motivo di questa resistenza non era la maglietta, ma qualcos’altro. L’assurdo è che facevano entrare me con la Lacoste e non lui con una polo molto più costosa della mia».
Nonostante le proteste dell’allenatore, sempre comunque garbate, il buttafuori all’ingresso ha deciso di non farli passare. «Ci è stato detto che ormai era troppo tardi, non poteva entrare più nessuno. Irritati, ce ne siamo andati tutti da un’altra parte». Prima però il tecnico ha voluto verificare che effettivamente nella discoteca non entrasse più nessuno. «Avevo l’auto proprio fuori dal locale. Ci siamo messi in macchina e quando stavamo per andarcene abbiamo visto che il buttafuori lasciava passare tranquillamente tutti, senza fare storie. Non importava cosa avessero addosso: camicia, maglietta. Siamo rimasti senza parole». Al ritorno Mansyai ha voluto scusarsi con l’allenatore. «Aveva i lacrimoni agli occhi. Mi ha chiesto se ero arrabbiato con lui. L’ho tranquillizzato. Provavo solo rabbia e delusione per quello che era successo».
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