“Ho fatto solo un uomo e l’ ho moltiplicato”

Un ricordo appassionato e sincero per l'artista Francesco Fossa. Di Antonio Maria Pecchini

La frequentazione con lo scultore Francesco Fossa non si è arricchita solo di scambi attorno alla scultura, è stata un’esperienza di vita, di scambi umani e culturali, di profonda amicizia. Ora che se ne è andato non sembra vero dover riallacciare con lui una conversazione partendo da una sua frase proprio nata attorno alla definizione della sua scultura. La ricchezza della sua umanità non si è evidenziata solo nel rapporto privilegiato con alcuni di noi più giovani artisti, è dipesa anche dalla generosità con cui ha saputo rapportarsi alla società ed attraversare il suo tempo.
Franco aveva sempre coltivato l’idea di lasciare una parte della sua passione alla città in cui da sempre ha vissuto. Così, in occasione del trentennale della sua attività, la città gli organizza un antologica relativa al lavoro di quegli anni. Franco Fossa dona alla città di Rho 18 sculture e vari disegni autografi.
«…Questa donazione vuole esprimere, per il presente e per il futuro, la speranza che tutti, soprattutto i giovani, possano e potranno fruire di questo mio grande amore per la scultura, alla quale ho dedicato tanta parte della mia vita. Un particolare ringraziamento a mia moglie che mi ha lasciato tanto tempo per coltivare questa passione.
Mi auguro che i contenuti dalle mie opere, tutti centrati sull’uomo e sulla sua condizione esistenziale, possano servire come ulteriore studio riflessivo per l’intera comunità…».
Dentro queste premesse enunciate durante la donazione si è anche sviluppato negli anni il lungo percorso di ricerca di Fossa.
Dai LEGNI e FIGURE degli anni ‘50/’60, che traducono in forma più asciutta e obiettiva gli aspetti del reale e che si collocano, nel filone di quella ricerca esistenziale tutta tesa a valorizzare l’uomo e il suo quotidiano, di fronte al pericoloso trionfo di una tecnologia vista come unico rimedio ad ogni problema di vita. Agli ANIMALI nati a cavallo degli anni ‘60, asciutti , rabbiosi, di forte impatto espressionista. Poco propensi ad essere accarezzati o a far compagnia al proprio padrone.
Il suo lavoro si evolve per temi e con TESTE e RITRATTI, a metà degli anni ’60, il percorso scultoreo di Fossa si allontana sempre di più dai criteri di pura rappresentazione o verosimiglianza.
Questi volti, anonimi diventano forme di interpretazione in cui l’essenzialità del tratto plastico mostra in tutta la sua evidente materializzazione gli aspetti psicologici e interiori del proprio e dell’altrui vissuto.
L’evoluzione linguistica di Fossa non si ferma al puro dato espressivo o alla più semplice dimensione formale e volumetrica della scultura. Nella sua articolata evoluzione la successiva serie di lavori denominati CONTENITORI- PAESAGGI, ani settanta, mostra un’umanità tutta tesa ad un suo moltiplicarsi di forme.
Chiusi in stretti cubicoli o racchiusi in spazi murati i protagonisti di questa scultura si mostrano come inermi lillipuziani in un paese di giganti. I volti cercano l’esterno dei cubicoli, la luce, si accalcano dentro spazi separati. Lo sguardo è la loro fragile speranza, è la coscienza di una possibilità, mentre fuori sono gli anni di p.za Fontana, di p.za della Loggia a Brescia e di tante altre stragi irrisolte a tutt’oggi.
Così, pur nella fragilità dello sguardo, nella paura che la solitudine evoca, nello stupore e nel soffocamento che la realtà produce, la scultura, arma impropria si oppone con una caparbia volontà di resistenza.
I Contenitori/Paesaggi diventano ambienti e scatole protettive dove l’umanità, nell’equilibrato rapporto dato tra i parallelepipedi e i tagli, le fessure o le aperture in essi costruite, offrono alla luce la possibilità di penetrare gli spazi e rivelare minuscole presenze umane. Figure ferme, o in movimento, esseri minimali buttati nel mondo dal forte contrasto della luce. In tanto spazio circoscritto la solitudine accentua la precarietà delle figure, ne mostra il limite, mentre le scatole contenitori diventano luoghi definiti e definitivi, attorno il nulla .
La scultura di Franco Fossa tocca, in queste ben calcolate contrapposizioni formali i risultati più significativi; nel senso che, l’opera, non è più un oggetto da osservare, è il fruitore che per osservare è costretto ad entrare nei luoghi lì realizzati, ad uscire, rientrare e a guardare in profondità.
La scultura non è più un monolite da contemplare, è un percorso, un progetto visivo/architettonico che si apre e si chiude, come un gioco labirintico, abitato da tensioni e da relazioni, fatte nel silenzio, senza urli, animata soltanto da un semplice canto alla vita.
Nel farsi “architettura” la scatola ambiente diventa e rappresenta per l’artista un punto alto, un altro punto d’arrivo nel faticoso cammino della scultura moderna.
Ogni opera, ogni scultura è costruita da Fossa attraverso elaborati rapporti aurei attorno alla forma quadrata e da quella griglia modulare, si ricava da essa un microcosmo in cui azione, staticità, attesa producono un solo modello, ricalcano un preciso momento del quotidiano. Pur nella loro piccolezza costruttiva, le figure o la figura, assumono una forte e ben definita monumentalità formale ed espressiva .
E’ così che attorno alla fine degli anni ’80, le “scatole” lasciano lo spazio a piani e superfici paesaggistiche la cui dimensione non può che dilatarsi a dismisura, senza alcun limite e in cui le figure minimali che le popolano paiono dialogare con se stesse, consapevoli del proprio destino, del proprio essere.
Nei lavori di questi ultimi anni chiamati PIANI – SUPERFICI, Fossa, pur mantenendo fede al senso di rigorosa staticità apre lo spazio verso l’ignoto, mette in evidenza orizzonti nuovi, apre linee di fuga nell’orizontalità delle superfici e offre a quell’ omino che lì vi abita di intravedere un proprio cammino, lo rende capace di decidere del proprio futuro, di saper determinare, nel suo quotidiano, una semplice ma ben definita esistenza. Perché vivere la quotidianità dell’esistenza è uno dei paradigmi positivi che le sue opere e lui stesso hanno saputo trasmettere in una relazione continua con le cose e con il mondo.
Perché un’esistenza senza relazioni è un cammino nel vuoto, nel non mondo
Oggi di fronte alla sua dipartita, mentre si attenuano le parole tra noi dette ci resta la sua pregnante scultura giocata attorno ad un continuo canto alla vita …

adesso che la voce si confonde
con tutte le tue cose e tra i presenti
non c’è evocazione ne compianto
scopro in quell’angolo di casa che anima
lo spazio, quanta vita lì è rimasta
accade anche questo e non solo perché il luogo
è animato dai tanti amici, semplicemente perché
le tue radici sono sempre lì, presenti, radicate
con tutta le loro forza, vive e al loro posto,
possiamo soltanto resistere ai tanti misteri
prodotti dalla sorte, pensare di cavalcarli
e dentro la fatica del domarli, preservare parole,
memoria; la vita non è stata mai totalmente
nostra e il futuro che s’apre nella morte
resta una strada lunga senza fine

Tutti gli eventi

di giugno  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 25 Giugno 2010
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.