La storia siamo noi
La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi, perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.
La canzone di Francesco De Gregori risponde meglio di tante parole alle ennesime polemiche per la festa del 2 giugno.
La bandiera tricolore e l’inno di Mameli sono un pezzo della nostra storia. Sono i simboli di un lungo cammino che hanno portato all’unità d’Italia e da lì alla Repubblica e all’approvazione della Costituzione.
Chi governa deve tenerne conto sempre e comunque. È una questione di forma, ma anche di sostanza. E soprattutto di rispetto per quanti hanno dato e danno la vita per difendere un bene comune e valori profondi. Poi si può cambiare tutto, ma intanto occorre rispettare la storia.
Abbiamo però bisogno di un clima di maggiore condivisione e serenità. L’ambiguità della Lega nord su questi temi non è nuova e non aiuta. Come però non aiutano le polemiche che coinvolgono il ministro degli Interni e il Prefetto. Il primo sono anni che festeggia a Varese e va giudicato nell’esercizio delle proprie funzioni, e non certo per un’assenza a una parata. La seconda sta svolgendo un importante lavoro e sarebbe bene che chi non la conosce evitasse di chiederne le dimissioni.
Questo Paese è stanco di polemiche. È stanco di doversi dividere e discutere di questioni "private" di chi ci governa. Da troppo tempo c’è un clima che assomiglia alla decadenza dell’impero romano, quando mentre al colosseo si faceva divertire il popolo, dando i cristiani in pasto ai leoni, fuori c’era il disfacimento totale.
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