Il paese degli stranieri “invisibili”
Dopo il fatto di sangue, tutti ne parlano, interrogandosi sulle persone che vivono spesso ai margini. La speranza? Le “seconde generazioni”, figli di immigrati
Il drammatico fatto di sangue impegna le conversazioni degli abitanti di Marchirolo raggruppati nei tre bar del centro storico. Tutti, soprattutto persone di una certa età, giornale alla mano, faticano a riconoscere il proprio paese in questi ultimi anni di evoluzione demografica. Non è solo un fatto di numeri, di crescita di popolazione.
Il dato che esce dalla bocca di tutti è la non conoscenza del diverso che qui, stando alle dichiarazioni di molti abitanti, non riesce ad integrarsi perché vive solo all’interno della propria comunità. Il fenomeno non deve scandalizzare e il commento di questo dato non può essere tacciato di razzismo: è un elemento statistico comune ormai a tutti i paesi vicini al confine con la Svizzera, con la possibilità per questi padri di famiglia e per molti giovani di impiegarsi come lavoratori edili in molte delle ditte di provincia che lavorano sul territorio. Abbiamo registrato anche commenti pieni di livore nei confronti degli immigrati, tra gli altri, che esprimono un disagio, un timore, pur parlando di centri ancora a misura d’uomo.
Certo il barbiere del posto fa i capelli a tutti, così come il macellaio o il panettiere vendono il cibo a chiunque. Non è questa l’integrazione cui fanno riferimento in molti, qui a Marchirolo. Il cambiamento maggiore, sostengono alcuni, sta forse nella poca volontà di qualcuno di inserirsi perché Marchirolo è un borgo che vive tra una pro loco attiva, circoli di emigrati che hanno saputo prendere in mano e sostenere la vita del paese, si vedano i sardi, una banda, scuole, concorsi fotografici, campi estivi di volley, calcio, manifestazioni sportive di ogni genere. C’è tutto ciò che occorre per entrare nelle corde, nel tessuto di un borgo di antica storia. "Io ho paura anche solo ad andare nel centro del paese dopo una certa ora", ha detto un’abitante che pure ha conosciuto l’immigrazione dal Sud al Nord dell’Italia. Altri chiedono l’intervento
del Comune per una maggiore sensibilizzazione nei confronti delle politiche d’integrazione, pur consapevoli che i tagli colpiscono anche in questo ambito.
A Marchirolo, la giovane Cristina, vittima dell’accoltellamento, secondo le testimonianze è conosciuta come "quella ragazza bionda, quella bella ragazza". Nessuno, pochissimi per la verità, sapevano che prestava il suo aiuto ad una persona anziana, dove lavorasse, se fosse sposata o fidanzata e il silenzio non è solo figlio dell’omertà tipica dopo un fatto di sangue così cruento in un piccolo centro. Gli stessi vicini di casa, dirimpettai, sanno o desiderano dire poco e nulla. "Quella bella, quella bionda", questo è stato il tenore dei commenti in un paese di circa 3.000 anime. Se il cielo l’avesse voluta poco avvenente, forse, non avremo avuto nemmeno quelle poche voci sul fatto. Una straniera, insomma.
Non si fa colpa a nessuno, tanto meno al vivace paese che pure si interroga il giorno dopo questo evento proprio sulla possibilità di far emergere "uno spazio comune di orientamento" per tutti, per aumentare la coesione sociale, "anche solo per guardarsi in faccia" come detto da più persone. La scuola elementare e la scuola media statali, all’interno del paese, sono un buon termometro per capire la temperatura del fenomeno. Sono molti, moltissimi, i giovani di seconde generazioni che studiano a Marchirolo e nei complessi scolastici dei paesi vicini con tanto di facilitatori linguistici, insegnanti di sostegno, mediatori culturali. Una professoressa delle scuole medie ammette che c’è ancora del lavoro da fare. "Mancano ore per l’alfabetizzazione di questi ragazzi, il personale è poco e le ore per i mediatori linguistici sono un’inezia. C’è poi il pregiudizio, qualche volta reciproco, ancora forte alle nostre latitudini". La vicenda della giovane dell’Est, ancora in gravi condizioni all’ospedale, ha aperto nella comunità locale, come spesso avviene, un dibattito talvolta aspro a sentire i commenti, ma serio, sulle questioni legate all’immigrazione.
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