Primo passo verso l’azionariato popolare?
La scelta di Pallacanestro Varese ricorda le formule seguite da Barcellona e Real anche se le differenze sono marcate. L'unico esempio italiano? Nel calcio romagnolo
La strada tracciata dal consorzio "Varese nel cuore", ovvero quella di un gruppo di soci molto diffuso che acquista una società sportiva (in questo caso rileverà il 100% delle quote) ricorda una delle formule che spesso vengono invocate quando un club sta per passare di mano. Quella del cosiddetto azionariato popolare, reso famoso soprattutto dalle due grandissime dello sport spagnolo, il Barcellona e il Real Madrid.
A questi esempi giganteschi però non fanno seguito molti altri esperimenti di questo tipo: in Spagna solo l’Osasuna di Pamplona e l’Athletic Bilbao hanno la medesima formula, quindi non è del tutto corretto riferirsi genericamente «ai club spagnoli» quando si fanno esempi di azionariato popolare. Tra l’altro, realtà oceaniche come il Barça (oltre 160mila soci) e il Real, ma pure come l’Athletic che è l’espressione dell’identità basca nel calcio, sono difficilmente confrontabili con quelle di casa nostra sia per quanto riguarda il calcio sia a maggior ragione per la pallacanestro.
In Italia fino a ora esiste solo un esperimento di questo tipo e riguarda una piccola formazione di calcio, il Santarcangelo, club romagnolo che milita in Serie D (la categoria di Solbiatese o Caronnese, tanto per fare un confronto con la nostra provincia). Negli anni scorsi infatti un gruppo di tifosi, tuttora aperto a nuovi aderenti (la quota d’entrata è di 60 euro), ha creato l’associazione Squadramia e attraverso questa ha acquistato il 10% del Santarcangelo. L’esperimento riprende quello inglese dell’Ebbsfleet United, acquistato nel 2007 per il 75% dal gruppo di tifosi nato sul web e denominato MyFootballClub che contava allora ben 27.000 soci.
Discorsi comunque differenti rispetto a quelli che si fanno in questi giorni a Varese. Nel caso del consorzio infatti non sono i singoli cittadini a essere chiamati a sostenere la squadra attraverso l’acquisto delle quote, bensì questa è una possibilità riservata alle aziende visto che oltre al "chip" d’ingresso fissato in mille euro è previsto un taglio minimo di 10mila euro l’anno "restituito" poi sottoforma di pubblicità. Discorso che resta valido anche considerando il fatto che fino a ora un privato ha comunque sottoscritto l’accordo con il consorzio. Per il momento dunque non si può parlare di azionariato popolare riferendosi a "Varese nel cuore", però è evidente che la filosofia di base è quella: se l’esperimento riuscisse quindi, il caso biancorosso potrebbe realmente diventare un esempio che altri potrebbero seguire.
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