Frontalieri e topi: “Una provocazione da ignorare”
Paolo Sartorio dell'Udc varesino interviene sulla pubblicità che prende di mira i frontalieri: «È solo campagna elettorale»
In comune hanno solo il nome. Nonostante la sigla identica infatti l’Udc varesina e quella ticinese di simile hanno ben poco. Ci tiene a precisarlo il capogruppo dei centristi nel consiglio provinciale varesino, Paolo Sartorio dopo che l’omonimo partito d’oltre confine ha aperto la propria campagna elettorale prendendo di mira i lavoratori frontalieri con una pubblicità molto discutibile. «Avremmo preferito lasciar perdere e far passare questa campagna stupida e volgare sotto tono – ha precisato Sartorio -. Eppure ormai il dibattito si è scatenato e dobbiamo innanzi tutto precisare la nostra estraneità». Questo primo "round", secondo il politico varesino da sempre attento a questi temi, sarebbe stato vinto proprio dai provocatori: «Hanno gettato una trappola nel quale purtroppo siamo caduti – ha commentato -. L’obiettivo dell’ideatori dei frontalieri topi è infatti quello di alzare l’attenzione su questi temi in modo da creare volutamente un incidente diplomatico e portare da Bellinzona a Berna alcune polemiche che non sono altro che leve elettorali. Tutti hanno preso giustamente le distanze ma penso che ora dovremmo fermarci tutti: se nei prossimi giorni ci sarà un rilancio, ignoriamolo».
Tra Ticino e Varesotto occorre dunque ripristinare un clima sereno: «Abbiamo motivi diversi per cui dobbiamo ringraziarci a vicenda – ha aggiunto Sartorio -. Senza i frontalieri l’economia ticinese non esisterebbe ma allo stesso tempo, senza la vicina Svizzera, molti comuni di confine sarebbero in enormi difficoltà. Questa campagna, che ricordiamolo fa capo a un gruppo sparuto di persone, prende di mira vergognosamente le persone che lavorano. Inoltre penso che il vero intento sia portare all’attenzione di Berna il malcontento sui ristorni che la Svizzera versa ai comuni italiani di confine ai sensi di un accordo del 1974. Quest’anno, a fronte di oltre 44 mila lavoratori, i cantoni di hanno versato allo stato italiano oltre 56 milioni di franchi, quindi più di 1.200 franchi per frontaliere ossia poco meno di mille euro».
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