I ratti più a sud
Egoismo, paura e interessi. Potremmo usare anche queste categorie per i tre grossi topi protagonisti della campagna pubblicitaria ticinese “Bala i ratt”.
Pierre Rusconi e l’Udc (da ricordare sempre che non ha nulla a che fare con il partito italiano di Casini) hanno scelto Fabrizio, Bodgan e Giulio per rappresentare un lavoratore frontaliero, un rumeno che vive in Canton Ticino e un commercialista lombardo. Tre personaggi per altrettanti temi caldi e delicati come lavoro, sicurezza e fisco.
I ratti che assaltano il formaggio svizzero non ricordano proprio il simpatico Remi in giro per le cucine parigine nel film Ratatouille. Fabrizio, Bodgan e Giulio sono predatori. Il primo ruba il lavoro, il secondo la tranquillità e il terzo la ricchezza.
Nei giorni scorsi si sono levati cori di dissenso da quella oscena campagna pubblicitaria. Si è gridato al razzismo perché quei manifesti, sito web e social network lanciano un messaggio molto pericoloso.
Il Canton Ticino inizia a conoscere problemi con cui noi facciamo i conti da tempo. La paura della disoccupazione, la presenza di “altri” diversi da noi, dalle nostre culture e abitudini può inquietare, così come il cambiamento di comportamenti che non ci fanno più sentire al sicuro nel nostro recinto.
Sono sentimenti comprensibili. Quello che non è accettabile è la risposta di alcune forze politiche che, anziché preoccuparsi di aiutare i cittadini a riflettere, e a collaborare per vivere meglio, esaltano egoismi, paure e interessi di bottega. Per altro, lo fanno ben sapendo che esasperando i sentimenti non si risolve nulla, salvo il proprio tornaconto elettorale.
In questa fase storica, c’è poco da semplificare. Come in Italia, il Canton Ticino si ritrova a fare i conti con un periodo dove le contraddizioni sono protagoniste assolute. Senza i lavoratori italiani, quel territorio non sarebbe ciò che oggi è. Non avrebbe avuto uno sviluppo così forte. L’integrazione di stranieri è sempre complesso e per lunghi periodi difficile, ma non ci sono altre soluzioni.
Rusconi, e compagni anche di casa nostra, hanno così da gridare e scandalizzarsi. Quell’enorme forma di formaggio esiste anche grazie ai quei personaggi rappresentati come predatori. Senza di loro, non solo ci si dovrebbe accontentare di una caciotta molto più piccola, ma con il tempo forse non se ne troverebbe comunque più.
Possiamo comprendere come di fronte alla complessità qualcuno abbia la tentazione di cercare rifugio nelle certezze del passato. È un modo per restare fuori dalla storia, ma soprattutto per mantenere privilegi e tutelare interessi che riguardano solo alcuni cittadini. Resta da capire se noi faremo tesoro della stupidaggine di quei manifesti. Sarà bene ricordare che, guardando a casa nostra, questa storia riguarda oltre ventimila lavoratori e altrettante famiglie. Sarebbe sufficiente questo per iniziare a costruire un dialogo migliore con il Canton Ticino, e a capire che l’idea di confine e territorio va ripensato.
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