Il paziente psichiatrico e il diritto di scelta

Il prossimo 8 ottobre sarà la Giornata della salute mentale. per l'occasione l'Organizzazione sociopsichiatrica cantonale organizza un confronto su un tema scottante




Dopo anni di intenso lavoro e di sforzi legislativi non indifferenti anche i pazienti psichiatrici del Canton Ticino hanno ottenuto ciò che volevano: la parola, o comunque il diritto di esercitarla.
Anche se le stigmate della malattia mentale non sono ancora del tutto scomparse oggi
in Ticino a dare loro una mano in più c’è però un “ombudsman” dei pazienti. Una sorta di “difensore civico” dei malati mentali che se da un lato restituirà ai malati psichici il desiderio di una migliore qualità di vita e di cura, dall’altro non sottrae medici e operatori dall’impegno a favore dell’autodeterminazione dei propri assistiti.
Ogni anno la Giornata della salute mentale offre
un’opportunità di confronto proficuo. E venerdi 8 ottobre al Teatro del centro sociale di Casvegno, a Mendrisio ci si porrà quindi una domanda importante: il paziente psichiatrico è libero di scegliere? Il terreno di dibattito non è dei più facili. E una volta di più riconferma le missioni che, di volta in volta, l’Osc – l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale – si dà: sensibilizzare la popolazione e formare il personale curante al rispetto di principi etici fondamentali quali il rispetto dell’autonomia del paziente, l’impegno ad agire per il suo bene e il rispetto di un criterio di giustizia nella distribuzione delle cure. «In passato – spiega il direttore della Clinica psichiatrica cantonale, Silvano Testa – i pazienti non osavano esprimere i loro desideri e dal canto loro i medici non glielo permettevano. Adesso si lavora in un’ottica più colloquiale. Credo infatti che occorra avere il coraggio di uscire da un paternalismo un po’ protettivo, ed entrare nella logica di ridare dignità al paziente psichiatrico, opponendosi così a una serie di condanne che lo riguardano». E la Giornata della salute mentale – fa notare Patrizio Broggi, direttore del Centro abitativo, ricreativo e di lavoro – «oltre a mettere sul tavolo argomenti difficili dà modo di avere gli strumenti per costruire una relazione diversa fra curanti e pazienti».

«Uno dei più grossi risultati – dice ancora il dottor Testa – lo si è concretizzato grazie alla Legge sull’assistenza sociopsichiatrica che ha dato la possibilità ai pazienti di riprendere la parola. Negli anni ci si è resi conto in effetti di come questi malati fossero vittime di situazioni per lo meno discutibili, sul posto di lavoro, ma anche nei rapporti con i loro tutori. Poi la legge ha introdotto una nuova figura, quella della delegata di Pro Mente Sana. E questa presenza ha aiutato molto gli utenti a riprendere in mano una serie di situazioni e a impossessarsi di nuovo della parola. Oggi un buon numero di malati ha preso il coraggio di manifestare il disagio ed esercitare l’elemento della contrattualità nei confronti delle diverse istanze». L’ombudsman dei pazienti si è, insomma, fatto carico dei loro diritti, aiutandoli a riscoprirli.
Quanto al convegno di Mendrisio l’approccio sarà pluridisciplinare. Per ragionare sulle direttive anticipate in psichiatria ci si affiderà infatti all’etica, al diritto e alle esperienze dirette. Il primo a prendere la parola sarà il professor Maurizio Mori, docente di filosofia del diritto e bioetica alle Università di Torino e Milano. Quindi interverrà il professor Marco Borghi, ordinario di diritto costituzionale negli atenei di Friborgo e della Svizzera italiana, nonché delegato per i diritti dei pazienti della Fondazione Pro Mente Sana.
Chiuderà la mattinata la relazione del dottor Franco Rotelli, già direttore generale dell’Azienda servizi sanitari di Trieste, ovvero lì dove Franco Basaglia rivoluzionò la psichiatria. Nel pomeriggio, dalle 13.30, sarà la volta di Raoul Gross, filosofo, e di Bruno Quément, infermiere specialista clinico della Fondazione Champ-Flueri di Glion. Quindi parlerà un infermiere dell’Osc (laureato in giurisprudenza), Arrigo Boerio, che porterà una esperienza sul campo. E, in conclusione, interverrà Laetitia Probst, capo del progetto cantonale per lo sviluppo delle cure palliative nel circolo sociale e educativo a Losanna. Una tavola rotonda chiuderà poi i lavori.




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Pubblicato il 06 Ottobre 2010
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