“Continuità con Mucci? E noi andiamo per la nostra strada”
Il segretario della Lega Nord sbarra la strada alla ricandidatura di Massimo Bossi a sindaco. "E sia chiaro: il prossimo sindaco sarà leghista, è fuori discussione"
"Se il PdL sceglie la continuità, l’opposizione continuerà ad essere opposizione". Posizione netta e intransigente, quella del segretario della Lega Nord Giorgio Caielli, di fronte alla candidatura di Massimo Bossi alla carica di sindaco. "Sia chiaro, poi, che il sindaco spetta alla Lega, è fuori discussione".
Ad infiammare il segretario del carroccio basterebbero le dichiarazioni venute dalle file del PdL durante gli Stati Generali di settimana scorsa. "Apprezzamenti – li definisce Caielli – che riguardano il movimento nel suo complesso". Come quello slogan in rima – "Lega cadrega" – coniato dal centurione Aldo Simeoni, l’uomo del PdL che più di tutti ha marcato la discontinuità dalla Lega. Quanto alla realtà gallaratese, Caielli ribadisce che gruppo consigliare e sezione "esprimono una linea d’azione e degli intendimenti precisi, in particolare su temi come l’urbanistica, il commercio, la moschea e i nomadi". Tutti temi su cui secondo il segretario è stato portato un contributo attivo e propositivo da parte del gruppo consiliare.
"Il PdL ha fatto una scelta di continuità" indicando il nome di Massimo Bossi (ma anche attraverso lo slogan, Novità nella continuità). "E questo spinge l’opposizione della Lega a continuare ad essere opposizione: dal nostro punto di vista serve un forte cambiamento. E oggi, a prescindere dal candidato scelto, non vediamo motivi di discontinuità". Quattro anni di opposizione, spesso sulle barricate, non si dimenticano certo da un giorno all’altro. I fronti aperti sono tanti, dalla gestione delle ex-municipalizzate alle scelte sul campo sinti, che secondo il caroccio sono state gestite male, bloccando lo sgombero; dal commercio all’urbanistica, con le scelte del Pgt criticate per quanto riguarda la crescita edilizia, i supermercati, l’eccesso di aree per case popolari "che non finiscono certo ai gallaratesi, ma a chi viene da fuori", come aveva spiegato il capogruppo Matteo Ciampoli nel dibattito in consiglio comunale marcando la differenza sul tema rispetto alle opposizioni di centrosinistra.
"Sono tante le cose su cui non siamo d’accordo, non vedo proprio perchè dovremmo farci dettare la linea da fuori", conclude Caielli, rispondendo alle accuse di Nino Caianiello, che aveva parlato di una Lega gallaratese succube delle decisioni della segreteria provinciale. Ma c’è un tema sovrano che chiude ogni discussione (almeno per ora): "La scelta del sindaco: sia chiaro che in caso di accordo il candidato deve essere un leghista, su questo non c’è possibilità di discussione"
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