I banchieri giapponesi chiedono prudenza sui loro compensi
Lo ha chiesto il presidente dell'Associazione bancaria giapponese. Nell’ultimo anno nessun dirigente della banca Sumitomo Mitsui, la seconda più importante del Paese, è stato pagato più di 100 milioni di yen (1,2 milioni di dollari)
«Il livello dei compensi nell’industria finanziaria dovrebbe mantenersi simile a quello degli altri settori economici». Questa dichiarazione non è del rappresentante dell’associazione consumatori giapponese, o di qualche organismo internazionale, ma di Masayuki Oku, presidente dell’Associazione bancaria giapponese. I banchieri del Sol Levante, dunque, chiedono di ridursi i compensi. Il riferimento va soprattutto alle banche considerate troppo grandi per fallire. In pratica la tesi dei banchieri giapponesi è la seguente: compensi troppo eccessivi potrebbero convincere i dipendenti ad orientarsi verso politiche di business assai rischiose, per massimizzare i profitti nel breve termine.
L’altro aspetto curioso è che il Giappone è uno dei pochi paesi che non ha esagerato nei compensi ai manager delle banche. Ad esempi, nell’ultimo anno nessun dirigente della banca Sumitomo Mitsui, la seconda più importante del Giappone, è stato pagato più di 100 milioni di yen (1,2 milioni di dollari). Mentre la media delle remunerazioni accordate ai diciassette top manager dell’americana JPMorgan, nello stesso periodo, è stata di 8,8 milioni.
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