“Modello Varese” nello sport? Forse siamo sulla strada giusta
La vittoria della Cimberio su Siena e il cammino del Varese in Serie B hanno riportato la Città Giardino all'onore delle cronache nazionali. Altre discipline stanno facendo scuola. Bene, anche se non tutto va per il meglio
Dopo un fine settimana esaltante sui terreni sportivi, Varese intesa come città è tornata a far parlare di sé a livello nazionale per i risultati centrati e per alcune situazioni che premiano il lavoro delle nostre società. In tanti si sono sbilanciati, tra sogno e realtà, a pensare a un "modello Varese" come ad un format da esportare, spiegare, sostenere. Benissimo, diciamo noi, anche se con il beneficio d’inventario dovuto, perché non è solo da qualche bella vittoria che si può pensare di aver risolto tutti i problemi dello sport bosino. Però forse si può parlare di un’inversione di rotta che i dirigenti nostrani hanno finalmente saputo dare, anche in un momento difficile dal punto di vista economico. I giornali nazionali se ne sono accorti (Gazzetta e Corriere, anche ieri, hanno dato grande spazio alla Cimberio e a Recalcati); la semina c’è stata, ora però è necessario non pensare di essere arrivati.
BASKET: IL VENTO DELLE NOVITA’ – La vittoria contro la Montepaschi Siena, quadricampione e all’apparenza imbattibile, è stata la punta dell’iceberg per la Pallacanestro Varese di questo inizio di stagione. Il successo sui toscani può essere un toccasana fondamentale sia in chiave societaria, sia per convincere il pubblico, fino a qui presente ma un po’ tiepido rispetto al passato (sabato sera c’erano 3.400 persono al palazzetto, poche per una partita del genere, pur con tutti i distinguo del caso). La nascita del consorzio intanto ha portato aria nuova, ha destato curiosità e merita una chance da parte di tutti coloro che hanno il basket cittadino nel cuore. Siamo a 36 consorziati con alcuni possibili investitori alla finestra, che si spera siano stati smossi dal tiro libero vincente di Slay. La palla, fuori dal campo, passa a loro e al duo Vescovi-Lo Nero, controparte perfetta per alimentare questo progetto.
Poche centinaia di metri più in su, in via Pirandello, c’è intanto in corso un’altra esperienza interessante. È quella della Robur che a furia di insistere su tecnici e giocatori fatti in casa sta veleggiando in seconda posizione in Serie B Dilettanti (5 vittorie, una sconfitta). Il futuro passa anche dalle parti della società più antica.
CALCIO: GESTIONE SPORTIVA PERFETTA – Se però Varese è sulla bocca di tutti a livello sportivo, lo dobbiamo anche e soprattutto alla favola del "Franco Ossola" e a una squadra capace, in due anni tondi, di passare dall’ultimo posto in C2 ai piani alti della Serie B. E alla prima posizione nel campionato Primavera, che il Varese non disputava da una vita. Merito di una gestione sportiva – che fa capo a Luca Sogliano e che vanta diversi collaboratori poco appariscenti ma preziosissimi – di livello assoluto. Una gestione che in prima squadra è espressa da quel personaggio pazzesco di Beppe Sannino: ha avuto anche lui qualche passaggio a vuoto per la disabitudine a certi palcoscenici ma l’impressione è che, ora che si sta ambientando, potrebbe diventare un crack anche in Serie B.
La società, intesa come organizzazione, non è purtroppo allo stesso livello, anche se va riconosciuto che una certa sterzata ci sia stata nelle ultime settimane, dopo un avvio disastroso. Di lavoro ce n’è ancora tanto, la strada è in salita: ma l’esempio dei giocatori che scendono in campo può e deve essere uno stimolo a fare meglio anche dietro le scrivanie.
CICLISMO, RUGBY E CANOTTAGGIO: FUTURO CERTO – La tradizione cittadina abbraccia decine di altre discipline, solo restando al capoluogo. Fermiamoci dunque a quegli sport che stanno lasciando tracce importanti in questi anni, a partire naturalmente dal ciclismo che in campo organizzativo (grazie alla "Binda") sta dando lezioni di efficenza e capacità. L’eredità del Mondiale, in questo senso, non è stata sprecata e l’ultima Tre Valli è lì a dimostrarlo; se poi andasse in porto il progetto di ridare vita a una struttura agonistica per i giovani saremmo a cavallo, pardon in sella.
Uno sport in grande crescita come il rugby inoltre, da queste parti ha una filosofia tutta sua che è interessante studiare. Il Varese del presidente Malerba è chiaro: vuole arrivare in alto facendo leva sugli atleti locali, senza per forza ricorrere al professionismo. Una scelta affascinante e difficile, ma chi gioca con la palla ovale non ha notoriamente la strada spianata; intanto però le idee non mancano e quella della selezione provinciale under 20 di cui vi abbiamo parlato settimana scorsa è all’avanguardia in Italia. In attesa (vedi sotto) che dal punto di vista degli impianti si decida davvero di fare il passo lungo.
E infine parecchie buone notizie arrivano dal canottaggio: in attesa di vedere cosa combinerà agli scalmi la folta pattuglia varesotta ai mondiali, registriamo con piacere che nel 2012 la Schiranna organizzerà gli Europei, nuovo grande evento a quattro anni dai Mondiali di ciclismo (nel mezzo, i grandi eventi annuali promessi dal Comune sono andati a farsi benedire…). Con la speranza mica tanto nascosta di "vincere" l’assegnazione della rassegna iridata: non a caso il presidente Morello ha mandato una mini-delegazione a studiare l’attuale sede neozelandese di Karapiro per portarsi avanti.
COSA NON VA – Inutile però nascondere alcune realtà che sono sotto gli occhi di tutti e che hanno bisogno di una profonda rinfrescata. Gli impianti, in primis, e lo ripeteremo fino alla fine. Vale per quelli per lo sport d’elite (stadio, palazzetto, palaghiaccio), vale per quelli per le squadre amatoriali: le nuove regole del basket hanno dato un’ulteriore mazzata ad alcune palestre ma il problema maggiore spesso riguarda la manutenzione. Visti atleti-amatori, per esempio, presentarsi in spogliatoio con "Idraulico liquido" per evitare allagamenti… E sport come il rugby non possono spiccare il volo fino a quando non avranno spazi adeguati, anche se qui almeno ci sono già idee in stato avanzato.
E una disciplina come l’hockey, che ha portato due scudetti e una coppa internazionale, vivacchia in un impianto disastroso (con l’onta della presa in giro: leggi "sparatoria al soffitto") grazie da una parte all’eroismo dei dirigenti gialloneri, dall’altro al po’ di entusiasmo portato dai Killer Bees. Troppo poco, per parlare a tutto tondo di "modello Varese".
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