Pd, il totocandidati è all’ultimo giro
A Busto Arsizio il segretario cittadino sceglie la chiarezza e scopre la carte, a Gallarate si lavora a una figura unitaria, a Malnate tutti compatti su un nome giovane. Manca solo il capoluogo
Il Partito Democratico sta vivendo momenti di fibrillazione a Varese ma nelle altre città della provincia i dirigenti locali hanno già definito le candidature. Ma cominciamo dal punto che accalora un po’ i militanti. Nel capoluogo il partito non ha deciso il da farsi, ma va anche detto che i dirigenti cittadini rivendicano la volontà di non farsi dettare i tempi delle loro decisioni da stampa e dai partiti alleati. Legittimo, ma intanto nei blog ci si accapiglia sul futuro candidato di Varese. Il senatore Paolo Rossi ha proposto apertamente la candidatura di Luisa Oprandi, attualmente consigliere provinciale, e sono piovuti commenti duri che lo stesso Rossi ha sottolineato con amarezza.
La questione Varese è per il momento sospesa, mentre a Gallarate non c’è aria di primarie, anche perché il partito sembra compatto sul nome dell’ingegner Edoardo Guenzani, moderato, già vicesindaco negli anni ottanta e assessore all’urbanistica. Proposto da una lista civica che si starebbe costituendo ma che avrebbe il favore di tutti i partiti del centrosinistra (nella foto, una manifestazione del partito a Malpensa)
A Busto Arsizio non ci saranno primarie: il segretario del partito cittadino Erica D’Adda ha spiegato che dopo le notizie apparse sulla stampa ha ritenuto corretto informare tutti sulle idee circolate nel partito: ha dunque comunicato di aver proposto la candidatura a Carlo Stelluti, sinaghino, ex sindaco di Bollate, paese nel quale lavora come sindacalista.
A Malnate il Pd si è consultato per tempo e ha deciso un nome unitario su cui aggregare le alleanze: si tratta di un giovane consigliere comunale, Samuele Astuti, che sfiderà un centrodestra diviso dopo che la Lega Nord ha praticamente fatto cadere il sindaco del Pdl.
Sulle questioni interne di Varese città interviene anche Andrea Civati del direttivo provinciale, che in sostanza dice: «Preferiamo il dialogo con la città alle beghe di famiglia».
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