L’intelligenza non c’entra
Giuliano Ferrara torna in tv e condurrà una trasmissione dopo il Tg1. Una scelta molto discutibile per diverse ragioni
Giuliano Ferrara torna in tv sulla Rai. "Rifarò Radio Londra dopo il Tg1", afferma il popolare giornalista.
Subito si sono scatenate polemiche a non finire, e Minzolini ne ha preso parte attiva sostenendo che con l’arrivo di Giuliano si sentirà meno solo.
Meno solo? Il direttore del maggior telegionale italiano che afferma una cosa simile è come sentire una bestemmia in chiesa. Un oltraggio a quelli che tutti i giorni accendono la tv e guardano il tg, bello o brutto che sia. Forse però Minzolini con quel "meno solo" intendeva dire che gli manca qualcuno che gli faccia da spalla politicamente, e qui casca l’asino. La scelta di prendere Ferrara è assurda per tante ragioni. Lui non è semplicemnete un giornalista. Per sua stessa ammissione, con appese le mutande in teatro, mentre sbraitava come un ossesso, lui si fa portavoce del Presidente del consiglio, o meglio di Silvio Berlusconi. Ogni giornalista ha le proprie opinioni politiche, ci mancherebbe altro. Quello che non va bene è che le mescoli in modo fazioso al proprio lavoro. Quello che non va bene è che usi della propria intelligenza per erigere barricate dividendo sempre più le comunità.
In Italia questo è diventato lo sport nazionale. Si butta tutto in mischia come essere sulla curva di uno stadio. Disposti non solo a lanciar pedardi, anche quando non si potrebbe, ma anche a menar le mani se l’avversario si avvicina troppo.
La seconda ragione del perché la scelta della Rai è assurda riguarda l’assenza di qualsiasi criterio di innovazione e ricerca delle novità. Qual è il valore aggiunto di Giuliano Ferrara? Cosa porta di nuovo? È mai possibile che non si possa aprire la televisione ai nuovi scenari dando spazio e voce ai tanti mondi che nella società civile stentano ad averla? È mai possibile che non si capisca che il mondo è cambiato e che sarebbe utile iniziare ad ascoltare di più quanto di nuovo avanza?
Per finire su Ferrra propongo di leggere il libro "Contro Giuliano" scritto in fretta e furia dal suo amico Adriano Sofri, quando il giornalista fondò il partito "No aborto" e lo portò alle elezioni con risultati risibili. Sofri, in nome di una profonda amicizia, ci andò giù pesante come pochi svelando anche vicende personali. La tesi era quella che se una persona non ha risolto propri problemi, non li può far diventare una questione ideologica. È pericoloso, e in Italia ne sappiamo qualcosa degli effetti di confondere i piani tra privato e pubblico. Del populismo e degli integralisti non ne abbiamo più bisogno.
C’è bisogno di affrontare nel merito le questioni per cercare di costruire un mondo migliore.
Grazie allo stimolo di un giovane collaboratore, non per par condicio politica, ma per quella intellettiva (visto che entrambi sono davvero molto intelligenti), penso che anche di Massimo D’Alema sarebbe bene poter iniziare a farne un po’ a meno. Almeno come protagonista sempre assoluto della scena politica.
Il continuare a commentare "a volte ritornano" è un grande spreco di energie, ma il dover contrastare l’immobilismo e il sistema di potere che hanno costruito è un problema ancor peggiore.
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