L’orango con la bomboletta che combatte i vandali

Il gruppo Orangotown ha la sua base in una vecchia fabbrica in città. Oggi rilancia il dibattito sul graffitismo artistico come antidoto al vandalismo e propone di dipingere anche la basilica

Orangotown, contro al vandalismo a suon di graffitiIn una fabbrica di periferia, dietro la porta di metallo, ci sono giganteschi gorilla attorniati da ragazze, orche marine che nuotano sui muri, bidoni di latta che tirano fuori la lingua o spumeggianti di birra. È lo scenario originale della sede di OrangoTown, che è un’agenzia di comunicazione e insieme un gruppo che ha una missione da compiere: combattere il graffitismo vandalico a suon di graffiti artistici. «Il nostro scopo – spiega Alfiero Marangon, titolare dello studio – è far capire che il termine writers non si riferisce a chi scrive sui muri di una chiesa o di una casa privata, ma a veri artisti di strada». L’azione culturale si accompagna alla realizzazione di opere sui muri delle città, spesso in contesti originali, per riqualificare gli spazi e combattere il graffitismo vandalico, «quello dei ragazzini che lasciano una scritta o si firmano con una tag» (la semplice “firma”). «Perché la repressione non basta, noi cerchiamo altre strade, l’esempio positivo».
 
Il gruppo è di base in una vecchia fabbrica di Gallarate e nel centro città, l’estate scorsa, ha sperimentato la teoria su un vecchio muro scrostato di Via Manzoni, decorato dalle mani (e dalle bombolette) di cinque artisti. Parlano della cittadina come di un «modello»: in effetti, il muro è ancora intonso, a dimostrazione che ci sono “regole” non scritte tra chi è armato di bombolette o che semplicemente un muro decorato non attrae i vandali, a differenza di un muro bianco. «È venuto da noi un assessore di una cittadina vicina, ci ha posto il problema della casetta al centro dell’area mercato, che viene sempre devastata. Era incuriosito, voleva dipingerla, ma il timore di spendere l’ha spinto a ridipingerla. E dopo due mesi era daccapo».
Orangotown propone la realizzazione di vere opere d’arte negli spazi pubblici, visibili. Non solo muri di periferia – «farlo su una fabbrica dismessa ormai è normale» – , ma anche nei centri storici, dove l’opera multicolore crea dibattito e fa discutere, come è successo a Gallarate l’estate scorsa (il dibattito “passò” anche da Varesenews). Ecco perché oggi il gruppo di ragazzi – a dire il vero sono tra i trenta e i quarantacinque anni, non certo ventenni – rilancia, confessando i suoi sogni segreti: trasformare il vicolo della Pretura, regolarmente devastato dai vandali, in una “via dell’amore” decorata da writer donne da tutta Italia; o persino – dicono provocatoriamente – decorare un pezzo di muro della Basilica. «Certo, si tratta di scegliere il linguaggio più adatto per un monumento religioso, sempre muovendosi sempre nel perimetro della legalità» puntualizza Marangon. La linea tra lecito e illecito è tanto chiara che il gruppo ha scelto un nome forte per la sua campagna contro il graffitismo vandalico: “Messi al muro".
L’opera di via Manzoni a Gallarate ha solleticato altri amministratori locali, dai paesi alle cittadine, fino all’amministrazione provinciale: «il problema rimane che faticano a mettere soldi o trovare spazi». Anche se offrire spazi nei centri storici, muri “originali”, può trasformarsi in occasione di richiamo e di dibattito culturale, a volte in collaborazione con i musei del territorio, che a Gallarate significa MAGa. «Alcuni writer– spiega Gigi Raptuz di TDK, gruppo nato nel 1990 e comprendente oggi 20 “firme” – sono artisti che espongono nei musei, che fanno mostre». Non si parla solo di graffitismo, ma anche di street art in senso più ampio. Un esempio? I vecchi bidoni di benzina – simbolo della tecnica inquinante, dell’aspetto più brutto della città industriale – dipinti, lavorati fino a diventare oggetti artistici provocatori e colorati. «Chissà, potremmo partire proprio con una specie di cow parade nelle strade della cittadina». E magari poi, un giorno, l’arte di strada finirà anche in un museo.

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Pubblicato il 12 Febbraio 2011
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