Pattoni prova a convincere Tesoro a dividersi i debiti
Il tentativo in extremis dell'amministratore della società tigrotta di abbattere il debito coinvolgendo Savino Tesoro mentre Antonio, il figlio, pare interessato a rientrare in società con altri soggetti
Dopo la prova di carattere di domenica sul campo della Sacilese, dove ha pareggiato 1 a 1, la Pro Patria affronta una nuova settimana di passione dal punto di vista societario. Il timore più grande è che i riflettori accesi dalla spiazzante iniziativa di occupare lo stadio si spenga con le speranze di salvare questa storia calcistica lunga oltre novant’anni. Dal fronte proprietà, infatti, più che buone notizie arrivano numeri di una situazione che si fa sempre più difficile e da un rapido calcolo sembrerebbe ammontare a circa 1 milione di euro la cifra da sborsare per rimettere i conti in ordine davanti alla Covisoc che continua a incombere.
Pattoni, che si sta facendo aiutare da un team di avvocati specializzati in diritto sportivo, sta cercando un modo per uscire da questa impasse cercando di convincere il precedente proprietario Savino Tesoro a coprire almeno una parte di questo debito. Secondo una nuova verifica effettuata sui conti societari, infatti, il vecchio proprietario non avrebbe versato anche 250 mila euro di contributi Enpals relativi ai mesi luglio-dicembre 2010. Intanto il figlio di Savino Tesoro, Antonio, avrebbe intenzione di rientrare sulla scena con un gruppo di imprenditori per riprendere in mano il controllo delle quote e risalire in sella alla tigre biancoblù che aveva lasciato, tra lo sconcerto generale, a settembre dell’anno scorso.
Ma l’eco mediatica suscitata dall’occupazione dello stadio avrebbe smosso, secondo alcuni rumors, anche il cuore di altri soggetti che sarebbero rimasti ben impressionati dal calore della tifoseria e dalla volontà di squadra e mister di non abbandonare la nave che affonda. Questi movimenti, ai quali i tifosi tigrotti sono abituati da mesi, restano comunque sotto traccia e aumentano l’alone di mistero intorno al destino finale dell’Aurora Pro Patria. Il primo marzo è arrivato e in un clima ancora invernale si attende una nuova primavera per questi colori tormentati. Se non si vedranno i risultati del lavoro di Pattoni anche dalle parti della Procura della Repubblica potrebbero sentire l’esigenza di muoversi.
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