I miei sguardi vi interrogano perché io so
"Scrittori corsari", una mostra di Pino Ceriotti alla Galleria Boragno. Ad accogliervi i grandi “Teleri” di Pier Paolo Pasolini, Allen Ginsberg, Jack Kerouak, Lawrence Ferlinghetti. Inaugurazione venerdì 12 marzo
Se volete sentirvi interrogati semplicemente osservando un ritratto, andate a una mostra di Pino Ceriotti. L’occasione è vicina, perché venerdì 12 marzo alle 18,30 alla Galleria Boragno di Busto Arsizio sarà inaugurata la mostra "Scrittori corsari". Ad accogliervi nei locali di via Milano troverete i grandi “Teleri” con gli sguardi Pier Paolo Pasolini, Allen Ginsberg, Jack Kerouak, Lawrence Ferlinghetti. Il titolo della mostra prende spunto dagli "Scritti corsari" che Pasolini pubblicò sul "Corriere della Sera" tra il 1973 e il 1975. Scritti profetici che alimentarono e alimentano ancora adesso il dibattito tra gli intellettuali.Ceriotti è un classico “prodotto” (consentite il termine) glocale, perché ha messo insieme la tradizione imprenditoriale di famiglia e la poetica che ha sempre contraddistinto la sua pittura. I suoi grandi ritratti sono, infatti, dipinti sui campioni di stoffa che l’azienda del padre produceva nel cuore di Busto Arsizio. La vecchia fabbrica da qualche anno è diventata l’abitazione e lo studio dove Ceriotti “ripensa” i volti che ha incontrato nel suo lungo peregrinare d’artista. Prima di ritornare all’ovile bustocco, l’artista ha vissuto in
India, dove ha conosciuto Osho, e a New York, dove ha esposto le sue opere in molte occasioni. In una delle sue ultime puntate nella Grande Mela -correva l’anno 2000 – espose in una galleria di Chelsea la sua “mano alchemica”, dipinto che suscitò l’interesse di alcuni critici d’arte di rango, impegnati in quello stesso periodo con l’esposizione di Francesco Clemente al Guggenheim. «Ritraggo individui dallo sguardo penetrante – dice Ceriotti – che appartengono ad etnie in via d’estinzione, una estinzione subdola trasversale, annientati da beni di consumo, da esigenze imposte dalle multinazionali. Privati della loro cultura millenaria, incanalati in una routine quotidiana fatta di bisogni indotti, da oggetti inutili, da plastiche variopinte. Uomini che hanno conosciuto verità profonde, che nascondono segreti preziosi, tritati sempre di più in un gigantesco tritacarne, spodestati dal loro ruolo e potere a colpi di leggi, carte bollate e burocrazia e i loro territori risuddivisi da logiche politiche ed economiche criminali. Li ritraggo perchè ultimi testimoni di “Verità” e saggezza, occhi che sanno con il dna e non con il cervello».
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