L’ultima battaglia per il Pgt
Le opposizioni chiedono il ritiro del Piano: "scaduti i termini di legge". Dopo l'abbandono dell'aula, l'approvazione definitiva
Dopo mesi di discussioni e commissioni, Gallarate ha varato il nuovo Piano di Governo del Territorio, il documento che definisce come crescerà la città nei prossimi anni, ultimo atto dell’amministrazione guidata oggi da Massimo Bossi. Una approvazione che arriva al termine di una estenuante battaglia in consiglio tra maggioranza e opposizioni (centrosinistra e Lega uniti).
L’ultimo colpo di scena è stato il tentativo dell’opposizione di bloccare il piano per scadenza dei tempi. Il capogruppo del Pd Marco Casillo ha presentato una "questione incidentale": «La legge 12 dice che il
consiglio decide entro 90 giorni dalla scadenza del temine per la presentazione delle osservazioni. La delibera sul Pgt è l’11 dicembre, il termine è passato» ha spiegato, rilevando che l’11 marzo è già passato da più giorni. Vero che la seduta è unica (iniziata l’8 marzo), ma – spiegavano i consiglieri del centrosinistra – la discussione non è stata unica, ma su più giorni. Per questo l’opposizione ha chiesto la chiusura del procedimento e la rinuncia al Piano. Il capogruppo del PdL Alessandro Petrone ha chiesto un parere al segretario comunale Giuseppe Morrone, che ha spiegato che «il termine non è perentorio, ma ordinatorio», differenza giuridica che fa sì che gli atti siano legittimi. «La discussione è la prosecuzione di un iter procedurale partito ben entro i limiti» ha concluso il segretario. La questione incidentale è stata respinta dalla maggioranza, mentre il centrosinistra ha votato a favore e la socialista Laura Floris si è astenuta.
E a questo punto i consiglieri del centrosinistra hanno deciso di abbandonare l’aula, accompagnati anche dai consiglieri della Lega Nord – arrivati nel frattempo – che hanno condiviso la scelta.Il presidente del consiglio Donato Lozito non ha gradito la scelta: «avevamo sviluppato accordi sull’impostazione dei lavori e della discussione. Mi spiace che la questione sia posta solo l’ultima o penultima sera». al netto dello scontro verbale, è rimasto il distinguo del democratico Antonio Pepe: «era un accordo político, ma la questione che poniamo è puramente giuridica». Sui banchi della opposizione sono rimasti solo Quintino Magarò e Laura Floris.
La votazione sulle osservazioni, a questo punto, è andata avanti a velocità ben superiore a quella dei giorni scorsi: in meno di tre quarti d’ora l’esame è stato concluso e si è arrivati al voto finale dopo le 8 di sera.
Il presidente della commissione urbanistica Giacomo Peroni ha dunque salutato il «momento decisivo per l’amministrazione e la decisione storica per la città», un Piano improntato a«sussidiarietà e flessibilità». Non poteva però mancare anche un riferimento polemico al centrosinistra e alla Lega: «La polemica conferma la trasparenza che ha connotato tutto il percorso». Peroni ha poi bacchettato ancora Pd, Margherita e Sel, «che hanno abbandonato l’aula, un comportamento estremamente scorretto. Tale modo di agire non è nuovo, ogni volta che si vota provvedimenti importanti, essi sfuggono alle loro responsabilità. E l’eventuale ricorso è un atto di debolezza, la politica non deve ricorrere alla magistratura» Decisamente critico anche Giorgio Morosi, che ha parlato di «insipienza amministrativa» e di mancanza di rispetto istituzionale da parte delle opposizioni. Quintino Magarò, che ha condiviso il Pgt pur sedendo ancora nei banchi dell’opposizione, ha invece parlato di «due minoranze», quella propositiva (rappresentata da lui e da Laura Floris, che ha partecipato al dibattito) e quella irrispettosa.
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