“La mafia sarà sconfitta da un esercito di maestre elementari”
Maria Falcone è stata ospite della media carducci. La sorella del giudice ucciso dalla mafia ha spiegato la cultura della legalità
Un bosco di "alberi Falcone" sta crescendo in Italia. Là dove un tempo c’era sabbia e polvere, oggi si alimenta la speranza di una nuova cultura della legalità e libertà. Maria Falcone ha parlato, questa mattina all’auditorium di Gavirate. In platea, un esercito di ragazzini della media, in silenzio ad ascoltare una storia avvenuta quando ancora loro non esistevano ma che oggi è di grande insegnamento.
Il 23 maggio del 1992 nessuno dei ragazzi seduto in platea era al mondo: nessuno ha vissuto in diretta il dramma del giudice Giovanni Falcone, morto assassinato dalla mafia per il suo lavoro di magistrato: « Quando Giovanni arrivò a Palermo – ricorda la sorella – un collega gli disse: "La mafia non esiste". Passarono cinque anni e si apriì il maxi processo, 474 imputati. Un procedimento che portò a moltissimi anni di condanna. Fu il primo passo. Quando Libero Grasso, imprenditore che osò ribellarsi alla mafia, fu ucciso, molti cittadini ebbero la netta sensazione che la battaglia per la legalità fosse perduta. Quando Giovanni morì, io ricevetti migliaia di attestazioni di stima e di speranza: "Non siete morti invano. Dal Vostro sangue nascerà la rivoluzione paremitana". Era un biglietto firmato da "uno di Ballarò", quartiere degradato di Palermo. Fu quello il messaggio preciso: qualcosa stava cambiando».
Così Maria decise di non disperdere l’opera e il pensiero del fratello e cominciò a girare per l’italia: «Mi chiamano la "Madonna pellegrina" perchè sono sempre in viaggio. Sono decine le scuole che mi chiamano perchè parli agli studenti e racconti di un uomo che credeva moltissimo nell’Italia, nella democrazia e nell’unità. Giovanni fu un profondo sostenitore del nostro paese».
E in ogni scuola che visita, Maria fa piantare un albero: « L’albero Falcone, che ricorda il magnifico ficus magnolia che cresceva davanti a casa sua. Lo scrittore Bufalino a chi gli chiedeva come si sarebbe potuta sconfiggere la mafia dopo la morte di Falcone e Borsellino ripeteva: "La mafia sarà sconfitta da un esercito di maestre elementari"».
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