Lega e PdL, amici ma non troppo

Prosegue la marcia verso le elezioni con i due pilastri del centrodestra "incatenati" l'uno all'altro, tra baruffe accennate o sopite, e con la prospettiva di meno poltrone da dividere dopo l'eventuale vittoria

Lega Nord e Popolo della Libertà, alleati ma anche rivali, fermamente decisi a restare al timone del Comune… e a farsi le scarpe a vicenda, e ove necessario al proprio interno. Ma come colonne di un’architrave, i due non si possono abbandonare. Col calo dei posti a disposizione in Giunta, che nella consigliatura prossima ventura saranno solo sei, oltre a quello del sindaco (24 quelli in consiglio, oggi 30), la costruzione di una eventuale (e probabile) amministrazione Farioli-bis somiglierebbe pericolosamente al gioco delle sedie musicali, in cui quando cessano le note tutti corrono a sedersi, e qualcuno resta sempre in piedi, eliminato.

Qui Lega Nord – In casa Lega il segretario cittadino Alessio Rudoni nega vere frizioni con il PdL. «Bracci di ferro non ce ne sono, cerchiamo di non punzecchiarci più. C’è stata, sì, poi, un po’ di polemica dai giovani del PdL sulla questione dei nomadi», una critica sintomatica in un campo che il Carroccio rivendica come suo, «in realtà si parlava di persone che vivono su terreni loro», in via Dairago e a Beata Giuliana. Non si spaventa Rudoni per la riduzione delle poltrone: «in consiglio pensiamo di riuscire a tenere da cinque a sette seggi, per la Giunta si valuterà sulla base delle percentuali» ma è chiaro che la Lega miri alla parità degli assessori: tre per parte, visto che il sindaco sarebbe del PdL. L’urbanistica, insieme ai servizi sociali e alla sicurezza, sono tre settori che Rudoni cita come di interesse per la Lega – senza che ciò impliche pretese automatiche, ma dà un’indicazione.
Ulteriori apporti alla coalizione, tipo Udc, che potrebbero sbilanciarla? «Improbabile a questo punto, hanno forse votato il federalismo? La Lega il veto lo metterebbe, ma a questo punto lo mette anche il PdL. Comunque ora è il momento dei ceontenuti, abbiamo appena presentato un piano serio, con molti progetti. Certo ora gridano tutti alla campagna elettorale, ma la verità è che Agesp Servizi nei fatti è operativa dall’anno scorso», e dati i tempi tecnici si è avuta questa, ehm, singolare coincidenza.
Salendo di livello, c’è poi qualche questione "bustocco-romana": quella di un dualismo Gianfranco Tosi-Marco Reguzzoni («entrambe persone capaci» si limita a osservare Rudoni), si mormora per la presidenza dell’Enel, ma il capogruppo leghista sarebbe ben visto anche per un’ipotesi futura di sottosegretariato in un eventuale rimpasto o nuovo governo, nell’ambito del commercio estero. In cui si era distinto con la battaglia per la legislazione sul made in Italy – condotta in porto, tecnicamente, salvo poi perdersi nelle nebbie della palude europea, tra l’altro con una Germania, dopo la crisi più che mai vera padrona economica d’Europa, disinteressata o ostile alle marcature d’origine. Su quella legge, piovono ora anche gli strali della pidiellina Lara Comi – europarlamentare a Strasburgo come il suocero di Reguzzoni, Francesco Speroni – che ne sottolinea l’inapplicabilità e il contrasto con il diritto comunitario, piantando la sua personale bandierina, e quella del partito di Berlusconi, sul tema.

Qui PdLEmanuele Antonelli non teme scossoni: «A Roma l’alleanza si consolida, di conseguenza anche qui. Poi, attriti ci sono, inutile negarlo, ma è naturale fra pesci grossi». Quello della Lega sappiamo che è… la trota, lasciamo al lettore trovare il pinnato più adatto a simboleggiare il PdL. All’interno del quale ci sono correnti e orientamenti diversi: ma che nelle vicende attuali, con il capo e fondatore sotto attacco, "si stringono a coorte" serrando le fila. «Non stiamo parlando ancora di posti, ma di campagna elettorale» chiarisce Antonelli, «vogliamo farla bene per confermarci ai nostri livelli. La volontà comune è quella di vincere le elezioni». Il ballo, quello vero, comincerà dopo. «Meno posti ci sono, meglio è» dice Antonelli, anche se siamo sicuri che non tutti, soprattutto fra le correnti meno numerose, la pensino così. «Le correnti ci sono, sono tante, alcune si sono anche aggregate, ma nel complesso si va più d’accordo di prima». Cattolico-ciellini, "laici" di osservanza "caianielliana" e annessi, ex missino-aennini fedeli nei secoli, Libero Confonto, e ci scusi chi dimentichiamo: è il bello del PdL, a Roma coma Busto Arsizio, la pluralità più varia nell’obbedienza più assoluta al capo, con le pecorelle smarrite dietro al piffero magico di Fini che rapidamente tornano all’ovile di Arcore. «Non mi è mai piaciuto vedere litigi, e con meno poltrone servirà meno gente, ma più che competente» osserva Antonelli, fiducioso perchè «persone valide ne abbiamo». Si sta predisponendo un programma «di pochissimi punti, chiari, da realizzare. Lunedì si riunirà il direttivo del partito, e tra 15-20 giorni, annuncia il segretario, «terremo un’assemblea pubblica con tutti i nostri assessori per presentare il programma e spiegare quanto hanno fatto in cinque anni. Un errore lo hanno fatto: poca comunicazione. Molto di quanto hanno fatto, ed è tantissimo, non lo sapevamo nemmeno noi…» Ora c’è in ballo il piano delle opere, già preso di mira dalle minoranze: «giunge solo adesso perchè ci abbiamo litigato un anno con la Lega, ci siamo confrontati per arrivare a scelte comuni. Sull’ex Calzaturificio Borri non abbiamo trovato l’accordo e andremo a un concorso pubblico di idee» spiega Antonelli.

Il quale, già che c’è, ribadisce a sinistra i giudizi severi verso Stelluti, prossimo sfidante di Farioli: «Ho risposto alle provocazioni di un disfattista», così definisce gli attacchi sulla gestione degli immobili pubblici. «Il centrosinistra non ha mai guardato ai dati economici, abbiamo un bilnacio da premio e senza togliere un soldo ai servizi sociali. Sui rifiuti, loro volevano il modello Vedelago, e noi con Accam recuperiamo risorse importanti. Sulla Fondazione Blini, hanno bloccato tutto per un nome (Lattuada ndr)». Ma il presidente della Blini è il sindaco Farioli. Sarà mica "troppo buono"? «Ma no, è che lui ascolta tutti, è un signore». Ma allora, perchè non ha risposto a Stelluti in questo caso? «Perchè era un partito ad attaccare, e un partito doveva rispondere, attraverso il segretario. A me il disfattismo non piace, a chi dice che non va bene mai niente, bisognava replicare».

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Pubblicato il 03 Marzo 2011
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