Pattoni rompe il silenzio: «C’è chi vuole la Pro Patria»
L'amministratore unico della società biancoblù torna a parlare e annuncia novità a breve. Si ritiene una vittima di Savino Tesoro e si chiede che fine abbiano fatto i soldi degli incassi delle partite in casa
Massimo Pattoni, patron della Pro Patria, rompe il silenzio degli ultimi mesi e torna a parlare dopo che il segretario Pino Iodice ha lasciato la piazza bustocca per approdare alla Nocerina. L’agente immobiliare cremonese torna per annunciare che a breve proverà a riproporre una soluzione per la società calcistica biancoblù delle quali regge ancora le sorti e per dire che qualcuno ancora interessato alla Pro c’è: «E’ presto per parlare di trattative ma posso confermare l’esistenza di un soggetto che ha manifestato interesse», parole che faranno tremare i polsi a molti tifosi, vista la scarsa fiducia che più volte hanno manifestato nei confronti dell’attuale compagine societaria.
Pattoni, dopo aver disertato ma seguito in diretta web l’assemblea organizzata dai tifosi, prova a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Dopo la visita in casa della Guardia di Finanza avvenuta il 3 marzo scorso – racconta – non siamo più andati avanti nel nostro piano di riassetto societario. Ci riteniamo vittime di questa situazione dopo che chi ci ha ceduto le quote ci ha mostrato un bilancio che non era veritiero». Secondo Pattoni, dunque, sarebbe questa la causa che ha fatto fuggire anche la famiglia Giulini: «La due diligence che Giulini ha fatto eseguire sui conti societari ha confermato i nostri sospetti che qualcosa non andava». Ma l’amministratore unico sottolinea anche il ruolo ostruzionistico nei suoi confronti assunto dal mister Raffaele Novelli e dallo stesso segretario Iodice: «Abbiamo denunciato Novelli per le minacce che ha proferito nei nostri confronti durante una telefonata e non sappiamo che fine abbiano fatto i soldi degli incassi di tutte le partite della Pro Patria in casa che non sono stati mai versati sul conto della società. Anche quando abbiamo richiesto i modelli C1 non ci sono mai stati consegnati».
Dal canto suo Pattoni sostiene di aver immesso nella società liquidità per 250 mila euro usati per pagare gli stipendi di giocatori e staff tecnico e dirigenziale fino a novembre 2010 «anche se non spettava a noi pagarli» – specifica e continua «abbiamo pagato noi le trasferte e altre spese collaterali, ci chiediamo che fine abbiano fatto, invece, i soldi degli incassi». L’amministratore della Pro Patria, dunque, cerca di rimontare in sella al cavallo imbizzarrito che è la Pro Patria e annuncia, anche se a questo siamo abituati, novità a breve. Se saranno positive o negative non è dato saperlo per il momento.
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