Il processo: gli sms e quei maledetti 150 all’ora
La morte dei tre ragazzi travolti dopo un ribaltamento in autostrada è stata causata dall'impatto con la Mitsubishi dell'avvocato Trabucchi. Secondo il pm non fu abbastanza prudente
Il 27 luglio del 2009, intorno alle 21 e 39, al tramonto, ma con visibilità ancora buona, la Fiat Punto nella quale viaggiavano cinque ragazzi di Varese, poco più che ventenni, si ribaltò in autostrada a Buguggiate. I ragazzi stavano andando in un locale di Gallarate, il Burger King; volevano mangiare un panino dopo aver festeggiato un compleanno, in piazza Monte Grappa, dove avevano bevuto un aperitivo.
Scrive il pm, nel capo di imputazione, che la Fiat Punto guidata da Luca Vilardi sbagliò la curva e si ribaltò e precisa che forse incise l’obnubilamento del guidatore che aveva ingerito sostanze alcoliche. Ma i ragazzi erano tutti vivi dopo il primo incidente: Eride Lonati e Odorado Girardi riuscirono a sgattaiolare fuori dal veicolo, rimasero invece sotto le lamiere Paolo Dal Fior, Andrea Minonzio e Luca Vilardi. Furono uccisi dall’impatto con l’auto che sopraggiunse investendo la Punto, una Mitsubishi Grandis, guidata da Giancarlo Trabucchi, avvocato romagnolo del foro di Busto Arsizio ma molto conosciuto a Varese.
Morirono per il secondo schianto, dunque. Anche se la difesa (avvocati Francesca Cramis e Sonia Montalbetti) ha contestato il punto, avanzando il dubbio che i testimoni sopravissuti non possano avere distintamente riconosciuto tutte le voci degli amici. Il giudice ha invece dato credito alla tesi del pm Massimo Politi che durante la sua requisitoria ha persino accusato Trabucchi di non essere stato limpido nei suoi comportamenti dopo l’incidente. Si rifiutò infatti di sottoporsi al test della polstrada il giorno dopo lo schianto (un prelievo di sangue per accertare se facesse uso di sostanze psicotrope e stupefacenti). Il diniego gli è costato la condanna a 10 mesi per la violazione dell’articolo 187 del codice della strada. Secondo l’avvocato Montalbetti si comportò così perché il giorno prima aveva preso molti antidolorifici e dunque ebbe paura di risultati falsati. Già, ma l’uso del telefonino? Il pm lo dice chiaramente: dai tabulati risulta che negli attimi immediatamente precedenti al sinistro Trabucchi usò il cellulare (inviò un sms, e ne ricevette un altro) senza auricolare. La difesa ha invece tentato di dimostrare che i tempi non coincidono e che il cellulare non si ruppe, segno che lo teneva in tasca.
Ma un altro punto su cui ha molto insistito l’accusa è stata l’alta velocità (tra i 150 e i 160 all’ora). L’auto non andava piano, è assodato: Trabucchi non ha cioè osservato alcuni comportamenti prudenziali che avrebbero potuto evitare l’impatto (tra l’altro viaggiava in corsia di sorpasso). L’imputato ha sempre affermato di non aver visto nulla e la sua difesa ha insistito sul fatto che a quell’ora l’auto ribaltata non fosse ben visibile per vari motivi, tra cui le luci della Punto forse spente. Ma un’altra testimonianza sembra smentirlo: l’automobilista che viaggiava dietro Trabucchi e che sopraggiunse dopo l’incidente, quella sera, ha affermato che in quel punto si vedeva ancora.
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