Varese, il pagellone della stagione

Pisano, Pesoli e Corti sono secondo noi i giocatori che hanno fatto meglio durante la lunghissima stagione biancorossa. Delusione Cellini, ma gli altri attaccanti meritano voti alti

Non è facile racchiudere in poche righe una stagione lunga 46 partite, solo per fermarsi al campionato del Varese. Ci proviamo con il classico pagellone di fine anno che, fortunatamente, è ancora tutto improntato ai voti positivi con qualche eccellenza, diverse belle sorprese e alcune conferme. Accanto ai nomi e ai voti trovate anche una breve statistica: con "p" ci sono le partite giocate (tutte o in parte), con "m" il totale dei minuti trascorsi in campo, con "g" i gol segnati, o subiti nel caso dei portieri.
 

ZAPPINO 7 (35 p, 3.101 m, -23 g.) – Arrivato prima del campionato, comincia in panchina e si prende la porta ai danni di Moreau. Non sempre impeccabile, talvolta insicuro, spesso irritante per gli avversari; però il suo dovere lo fa sempre con qualche punta di diamante (anche l’andata dei playoff) e con qualche brivido. Peccato sia mancata la ciliegina nel 3-3 con il Padova.
MOREAU 6,5 (11 p, 866 m, -12 g.) – Perde il posto dopo uno sciagurato intervento con il Livorno, lo ritrova nella serata peggiore (a Siena), ma non ci sentiamo di incolparlo in modo particolare. Ragazzo serissimo, uomo chiave nello spogliatoio, applausi comunque dovuti.
 
PESOLI 9 (36 p, 3.048 m, 2 g) – Se quella biancorossa è la difesa meno battuta delle 22 di Serie B, il merito principale è del corazziere ciociaro che ha cancellato sistematicamente ogni centravanti avversario, con pochissime eccezioni. Provoca stupore generale in occasione dei rarissimi errori.
 
claiton dos santos faccinaDOS SANTOS 7 (37 p, 3.145 m, 3 g) – È a Varese dai tempi della Serie D ed è cresciuto passo dopo passo con questa squadra, cambiando di ruolo per guadagnarsi sul campo i galloni da titolare. Campionato ad alti livelli, inimmaginabile fino a due anni fa quando era considerato un utile pasticcione. Peccato per la defaillance nei playoff, ma la sua annata resta di livello notevole.
 
CAMISA 6,5 (24 p, 1.788 m) – Primo cambio dei centrali, ma nel disegno di inizio anno sarebbe dovuto essere il titolare. Fa spesso fatica ma alla fine rimane giocatore molto utile. La perla dell’anno è il match di Bergamo con l’Atalanta: non doveva giocare, è stato un baluardo.
 
PISANO 9 (42 p, 3.764 m, 6 g) – Annata straordinaria: gioca da agosto a giugno con la stessa intensità, è il difensore più prolifico del campionato (non aveva segnato così tanto neppure nelle serie minori), copre e spinge con pari risultato. Andrà al Palermo in Serie A e crediamo che anche a quel livello potrà farsi notare.
 
PUGLIESE 7 (40 p, 3.537 m, 1 g) – Ci si aspettava un terzino bruciante sulla fascia sinistra, ne é arrivato uno più compassato ma comunque autore di una bella stagione. Quasi sempre presente, anche quando ha dovuto stringere i denti per motivi fisici, ha chiuso in bellezza con diverse buone prestazioni e un gol.
 
ARMENISE 6 (9 p, 462 m) – Pugliese gli toglie la titolarità della fascia sinistra e lo costringe a giocare poche partite. Se la cava, ma è difficile giudicare una stagione del genere; qualche presenza in più – a nostro avviso – non sarebbe comunque stata una cattiva ipotesi.
 
FRARA 7 (32 p, 1.681 m, 2 g) – Meno appariscente di Buzzegoli (e Correa), senz’altro più concreto. Non è giocatore che scalda gli animi dei tifosi, però è l’uomo capace di disegnare le geometrie che servono a centrocampo, protetto come si deve dalla diga Corti. Si fa notare soprattutto quando non c’è.
 
BUZZEGOLI 6,5 (21 p, 1.495 m, 3 g) – La sua partenza improvvisa per La Spezia ha lasciato l’amaro in bocca, al netto di una scelta di vita che si può anche rispettare ma che non è del tutto comprensibile. Vero è che il Buba di quest’anno, dopo un inizio alla grande (sua la punizione vincente con il Torino che ha rivelato il Varese a tutta Italia) ha trovato sempre meno spazio per sciorinare il suo gioco.
 
CARROZZA 8,5 (34 p, 2.677 m, 7 g) – Per tantissime volte è stato l’arma in più del Varese, con il suo cambio di passo e la capacità di saltare l’uomo e andare a rete (7 gol, la chicca della rovesciata contro l’Ascoli). Rischia – speriamo di no – di diventare un pezzo pregiato sul mercato, perché di ali simili ce ne sono in giro poche. Il suo limite? Talvolta va fuori giri nella ricerca del “numero” ad effetto, ma sono sbavature di poco conto.
 
CORTI 9 (39 p, 3.234 m) – Fisico normale, temperamento eccezionale. Spende sul campo tonnellate di aria che per i suoi polmoni è benzina super; dà tutto e dimostra come anche dalle serie minori (era un oscuro mediano di C fino a pochi mesi fa) possano nascere uomini importanti. Non riesce a fare gol, l’avrebbe tremendamente meritato.
 
ZECCHIN 7,5 (27 p, 2.007 m) – Quanto ci è mancato, nei playoff e non solo. La pubalgia dell’ala veneta è stata la migliore alleata delle avversarie dei biancorossi, che lo scorso anno proprio in questo periodo si esaltarono per le giocate dell’omino di Camposanpiero. Senza di lui Sannino ha dovuto cercare alternative, anche valide ma non al livello “zecchiniano” e tutta la squadra ne ha risentito.
 
OSUJI 7 (29 p, 1.558 m) – Il Milan farebbe bene a tenere gli occhi sul “piccolo Davids”, non tanto per portarcelo via ma perché con il passare del tempo Willy può davvero diventare uomo da palcoscenici importanti. Ha vent’anni e per il momento li dimostra tutti nel bene e nel male; quando però la posta in palio si è fatta importante (leggi: semifinali) il suo rendimento si è impennato. Non un fatto da poco.
 
NADAREVIC 7 (14 p, 729 m, 1 g) – Ha solo il piede sinistro ma sa usarlo divinamente. Liberato dalla giustizia ordinaria solo a metà campionato, dimostra di poter reggere l’urto anche tre categorie più in alto rispetto a quella (la Serie D) in cui era una specie di leggenda.
CONCAS 6,5 (16 p, 1.042 m, 2 g) – Arriva a gennaio dalla Ternana e al primo pallone toccato segna un gol al Torino. Poi gioca bene – a tratti benissimo – per un periodo, si fa male e al rientro non è lo stesso di prima, pagando forse lo scotto del salto di categoria.

 

TRIPOLI 7 (28 p, 1.196 m, 2 g) – La cavalleria leggera di Sannino, rapida e destinata alle missioni speciali: entrare quando gli altri sono sulle ginocchia e tramortirli in velocità. Due reti nel campionato cadetto: per uno che sotto porta spesso fa cilecca sono un bel bottino all’esordio in categoria.
 
CORREA 5,5 (13 p, 697 m, 1 g) – Arrivato in corsa (forse il termine meno adatto per descriverlo) per rimpiazzare Buzzegoli è sempre stato sul punto di sbocciare senza mai farlo per davvero. Piedi e intuito sopraffini, ma mobilità ridotta che non ne ha aiutato le prestazioni; a Busto fu tutta un’altra cosa.
CELLINI 5 (20 p, 1.258 m, 2 g) – La più grande delusione del mercato estivo. Arrivato a Masnago con la meritata nomea di bomber di categoria dimostra di non essere adatto al gioco di Sannino: si sfianca nei ripiegamenti e non trova mai il guizzo sotto porta. Segna due reti, una delle quali (la prima) entrando in porta con il pallone: sembrava una liberazione e invece il blocco è rimasto.
 
ALEMAO 5,5 (7 p, 305 m, 1 g) – Il brasiliano incompiuto proveniente dal Vicenza conferma anche a Varese le voci sul suo conto: potenziale importante neutralizzato dalla troppa voglia di dribbling e da qualche chilo di troppo. Scavalcato da De Luca nel ruolo di terza punta.
 
NETO PEREIRA 8 (33 p, 2.431 m, 7 g) – Lo chiamano Swarovski e mai nome è stato più appropriato. Cigno dalle ali di cristallo, può spiegare calcio a qualsiasi livello con la classe e la leggerezza di cui è dotato, ma a ogni contatto pare frantumarsi in mille pezzi. Resta un piacere vederlo inventare con il pallone tra i piedi.
 
ebagua giulio faccinaEBAGUA 8,5 (30 p, 2.417 m, 12 g) – Si può amare, si può odiare ma non si può negare che dalla sua presenza siano passate molte delle fortune offensive dei biancorossi. Sa affermarsi anche in Serie B con le stesse armi viste nei tornei minori: feroce, determinato, potente, cattivo. Il suo gol di tacco al Siena è roba da uscire pazzi.
 
DE LUCA 8 (11 p, 386, 2 g) – Ripartire da lui e con lui pare la mossa più logica e azzeccata. Il ragazzo del Montello, l’unico cresciuto in città, dev’essere il nuovo patrimonio della società: due gol in B con il piglio del bomber d’area, una stagione mostruosa con la Primavera, la faccia furba di chi sa sempre cosa fare. Teniamocelo stretto, fin che si può.
 
GLI ALTRI – Café (sv), Figliomeni (6), Miceli (sv), Gambadori (sv), Mustacchio (5), Scialpi (sv), Furlan (sv), Eusepi (6), Pinto (5), Pompilio (sv).

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Pubblicato il 10 Giugno 2011
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