Adriano Gallina risponde al PdL
Il direttore della Fondazione Culturale è stato attaccato dal centrodestra locale. Ora risponde alle singole critiche sull'operato suo e sulla salute della Fondazione stessa
Riceviamo e pubblichiamo il lungo intervento di Adriano Gallina che a titolo personale interviene sulla vicenda della Fondazione Culturale, rispondendo alle critiche del PdL, che ha riservato un duro attacco al suo operato come direttore della Fondazione.
Con riferimento alla nota diffusa ieri dal coordinamento gallaratese del PDL, precisiamo quanto segue rispondendo punto per punto ed esaustivamente (quindi, scusandoci, piuttosto lungamente) alle osservazioni avanzate.
1. L’attuale sofferenza finanziaria della Fondazione non è differente da quella nota all’amministrazione comunale e sintetizzata in due documenti approvati dal C.d.a. ad ottobre e contestualmente consegnati al Sindaco Mucci, che non casualmente partecipò 15 giorni dopo ad una nuova seduta appositamente convocata per poter avere rassicurazioni ufficiali dal primo cittadino.
In uno dei documenti citati – non a caso intitolato "ipotesi di risanamento del patrimonio netto" – viene avanzata esplicitamente la richiesta di un contributo straordinario di 800.000 € da parte del Comune. Richiesta rispetto alla quale, come già altre volte sottolineato, la Fondazione ottenne dal Sindaco in quell’occasione ampie garanzie fondate sul suo riconoscimento degli eccessi costi gestionali e di start-up sostenuti nel primo quinquennio. Tutti i documenti citati – così come il verbale della seduta a cui partecipò il Sindaco – sono a disposizione in qualsiasi momento.
2. Rispetto ai numeri circolati in questi giorni ci pare utile – anche in relazione a quanto segue – chiarire con esattezza la situazione attuale (che riflette un dato di bilancio ancora in bozza ma sostanzialmente definit0): (a) il bilancio 2010/2011 si chiude per la prima volta con un utile pari a c.ca 38.000 €. Un dato che ci consente – tra l’altro – di riportare il fondo di dotazione ai minimi previsti dalla normativa; (b) La situazione debitoria è effettivamente pari a c.ca un milione di euro, comprensiva peraltro del fido bancario attualmente in essere – garantito a titolo personale dal Presidente Lainati – che in questi anni ci ha consentito di poter operare quotidianamente; (c) Di questi debiti, circa € 800.000 sono riferibili a fornitori, molti dei quali (i più significativi dal punto di vista dell’entità dei sospesi) a carattere continuativo; (d) Esiste tuttavia un dato relativo ai crediti in essere (che nessuno, chissà perché, cita mai) che ammontano a complessivi € 237.000 c.ca; (d) Per un dato riassuntivo che quindi, sostanzialmente, evidenzia uno sbilancio effettivo pari ad € 797.000 (e non, quindi, 1,2 mln come diffuso nei giorni scorsi). Anche con riferimento a questo, tutti i documenti sono a disposizione.
3. Il coordinamento del PDL dichiara di aver convocato il Presidente Lainati nel mese di gennaio e di avere successivamente costituito una commissione che, nel corso del mese di marzo, individua delle criticità nella gestione e "indifferibili azioni da intraprendere per invertirne significativamente la rotta". E’ effettivamente così.
Peccato che le conclusioni di questa "tempestiva" iniziativa siano state formalizzate e rese note alla Fondazione – si badi bene – due giorni prima del ballottaggio (tra l’altro dopo un iter di consegna un po’ rocambolesco) e senza offrirci dunque alcuna possibilità di controdeduzione. Peccato però, soprattutto, che nella prospettiva del risanamento la Fondazione si fosse già mossa del tutto autonomamente da almeno un anno: operando pesantissimi tagli al bilancio e all’attività (con risparmi per ben superiori a 300.000 €) e praticando fortissime razionalizzazioni, il cui esito è esattamente il bilancio di esercizio in utile cui abbiamo fatto cenno sopra. Ci pare però significativo come quest’operazione di razionalizzazione – nell’ambito del tavolo di lavoro "tecnico" di cui parla il PDL – sia stata sostanzialmente, per ragioni inspiegabili (se non in relazione a, certo legittimi, intenti epurativi) quasi del tutto ignorata o comunque pesantemente sottovalutata.
4. Ma veniamo alle "criticità" emerse:
• "La erosione del fondo di dotazione": la Fondazione viene costituita a febbraio 2005 – è bene che si sappia – senza una differenziazione statutaria tra "fondo di dotazione" e "fondo di gestione". L’intero patrimonio era costituito quindi esclusivamente dal fondo di dotazione (non è casuale del resto che quest’errore non sia stato ripetuto con la Fondazione MA*GA). Tuttavia da febbraio 2005 e fino alla fine del 2006 la Fondazione non ha ricevuto contributi da convenzione ma al contempo ha dovuto operare e per l’intero periodo ha potuto farlo solo utilizzando appunto il Fondo di dotazione (in quest’arco di tempo, lo ricordiamo, si sono realizzati un Festival Gospel, l’inaugurazione di entrambi i teatri, la prima stagione tra Teatro Nuovo e Teatro del Popolo, la prima edizione di Via Paal, del Festival del Giallo, di LiFest, di FilosofArti, gran parte dei costi di start-up). Inevitabile l’erosione. Il fondo di dotazione peraltro, come evidenziato sopra, si potrà ricostituire oltre i minimi di legge grazie all’utile di bilancio di quest’anno.
• "La esposizione debitoria nei confronti dei fornitori": è un po’ l’ovvia scoperta dell’acqua calda: se vi è disavanzo di bilancio come può non esservi esposizione debitoria? Si tratta comunque di un dato, come già più volte sottolineato, perfettamente presente da anni al Sindaco Mucci.
• "gli eccessivi costi di manutenzione ordinaria": qui ci troviamo un po’ nell’ambito del paradosso. Questo, esattamente questo, è uno dei dati che da sempre noi abbiamo segnalato all’amministrazione come dato di criticità. Non è casuale che proprio questa sia stata una delle fondamentali materie del contendere con l’Amministrazione (e non è casuale che queste nostre istanze siano state in parte recepite nella nuova convenzione). Ma, dal momento che nel documento PDL si fa riferimento chiaramente a manchevolezze nella gestione amministrativa, val forse la pena una volta per tutte segnalare che: (a) La convenzione, sin dalla sua prima stesura, prevede esplicitamente l’obbligo da parte della Fondazione di "incaricare apposito professionista segnatamente alla cura e responsabilità per il funzionamento degli impianti presenti nelle due strutture teatrali"; (b) Che questa figura professionale ad hoc – come diverse volte da noi segnalato – avrebbe tuttavia potuto essere tranquillamente sostituita dal nostro direttore tecnico (con un evidente risparmio complessivo); (c) Che il – peraltro ottimo – professionista addetto in questi anni a tale funzione, è tra gli architetti comunali, ha curato la ristrutturazione del Teatro del Popolo e ci è stato fortemente caldeggiato dal Comune proprio come figura fiduciaria per la garanzia di una efficiente conservazione delle strutture e per un puntuale raccordo con l’amministrazione; (d) Che, nel quadro del suo incarico, figura espressamente la responsabilità ad operare – anche nella definizione della contrattualistica con le ditte – nella direzione della "massima economicità per la Fondazione in ordine alle procedure manutentive". Riteniamo che in questi anni si sia lavorato in questa direzione – forse, questo lo riconosciamo, con un approccio sin troppo rigorosamente (per quanto comprensibilmente) "tutelativo" delle strutture – e correttamente. Abbiamo peraltro a disposizione una breve relazione tecnica in cui il responsabile delle strutture evidenzia con cura l’assoluta particolarità delle manutenzioni dell’edificio teatrale e le loro differenti tipologie.
• "gli eccessivi costi di pulizie": si tratta di un altro dei dati a più riprese segnalati da noi e che abbiamo sempre ascritto – di fatto – all’ambito delle manutenzioni ordinarie. Com’è noto, per diversi anni il servizio di pulizie dei teatri e degli uffici è stato preso in carico da MSC – una delle consociate AMSC – nel quadro di un accordo complessivo che contemplava anche la fornitura del personale di sala e di biglietteria. Tale incarico é contestualizzato informalmente nel quadro di una più complessiva collaborazione con AMSC che trova del resto riflesso nella nostra compagine societaria. L’impresa di pulizie cui è stato in quei primi anni subappaltato il servizio era – a detta della dirigenza di MSC – la più competitiva sul mercato, e non avevamo ragione di dubitarne. E in effetti, cessato il nostro rapporto con MSC, abbiamo definito un capitolato – a cui abbiamo invitato diverse ditte – da cui è emerso come, effettivamente, la ditta in questione fosse di fatto la più vantaggiosa. Non ci pare casuale, del resto, che si tratti della stessa ditta che – quantomeno per quel che ne sappiamo e senz’altro fino a tempi recenti – ha avuto in carico le pulizie del MA*GA.
Vi è tuttavia un secondo punto che vorremmo sottolineare (e che in questi anni abbiamo segnalato all’amministrazione, sino a trovare conforto nella nuova convenzione): la Fondazione ha avuto in carico, in tutti questi anni, il costo relativo alle pulizie di tutte le giornate in disponibilità del Comune (40 gg. all’anno a cui si vanno aggiunte manifestazioni come Duemilalibri).
Infine, ma ancor più significativamente, abbiamo a avuto occasione a più riprese di richiamare l’attenzione dell’Amministrazione rispetto al fatto che – probabilmente – includere i teatri nell’ambito dei complessivi capitolati per le pulizie degli edifici pubblici sarebbe stato vantaggioso per entrambi. Un’indicazione sempre accolta con grande "formale" interesse ma, purtroppo, mai fattualmente percorsa.
• "gli eccessivi costi di personale": un dato contestabile nella sostanza. I costi relativi al personale – nella nostra Fondazione – sono perfettamente in linea, se non inferiori, a quelli sostenuti da analoghe istituzioni del settore a livello nazionale. Occorre in ogni caso sottolineare nuovamente come i risparmi praticati quest’anno – senza sacrificare posti di lavoro e quindi conservando in toto la pianta organica stabile – si siano fortemente fatti sentire nel bilancio già sintetizzato. E’ forse possibile tagliare ulteriormente qualcosa, ma la pianta organica è sostanzialmente questa ed è difficilmente riducibile in relazione alla complessità organizzativa implicita nella gestione di due teatri.
E’ utile in aggiunta e con riferimento a bilanci passati sottolineare come – a fronte di contributi dedicati e di contratti stilati direttamente dall’amministrazione – sino alla fine del 2009 la Fondazione si sia fatta carico (su richiesta dell’amministrazione stessa) di sostenere i costi legati al personale della GAM addetto alla didattica e ad altre mansioni e variamente inquadrato a tempo determinato.
• "gli eccessivi costi di alcune iniziative collaterali incapaci di trovare forme di finanziamento per raggiungere autonomamente il pareggio di bilancio": è in questo punto che riteniamo si misuri – nel merito culturale che oltrepassa l’operazione di immagine – l’approccio di contenuto del documento del PDL. Il riferimento è infatti – senza nominarle – a tutte quelle attività complementari ma sostanziali che hanno caratterizzato in questi anni il lavoro ed il senso della Fondazione. Pensiamo al progetto Scuola/Impresa o alla Scuola del Teatro del Popolo; a FilosofArti ma anche a Via Paal. Si tratta peraltro, sia detto per inciso, di ambiti di attività che la Fondazione – sia pur a malincuore – aveva già posto in discussione (e deciso comunque di mantenere per ragioni culturali, sia pure operando delle razionalizzazioni) in un documento del direttore Gallina – intitolato "Prospettive per il risanamento" – presentato in C.d.a. nel giugno 2010. Giova sottolineare come questi ambiti di attività abbiano in questi anni coinvolto centinaia di cittadini, di bambini, di giovani e studenti proiettando tra l’altro Gallarate – in particolare con FilosofArti e Via Paal – in una dimensione ampiamente sovraregionale.
• "Assolutamente opportuna e improcrastinabile netta discontinuità rispetto alla attuale dirigenza tecnica ed amministrativa quale primo passo per una riconduzione ad equità dell’assetto gestionale". Il direttore Gallina nel corso di questi anni ha in almeno cinque occasioni (e in più in occasione dei due rinnovi contrattuali del 2006 e del 2009) posto a disposizione della Fondazione e del Sindaco Mucci il suo mandato, proprio in considerazione delle difficoltà di gestione ricorrenti. Una disponibilità ed un’assunzione di responsabilità, peraltro, mai accolte. Con riferimento al contesto attuale, invece, è forse opportuno sottolineare ancora una volta come Gallina avesse comunque già annunciato le proprie anticipate dimissioni (con decorrenza al 30 giugno) da febbraio: dimissioni, com’è noto, attualmente effettive. La richiesta pervenuta a fine maggio arrivava dunque – come praticamente tutto il resto delle osservazioni – ex post. Così come ex-post (o preventiva?) appare l’attuale reiterazione. Con un riferimento letterario, la richiesta appare un po’ come gli ordini del Re incontrato dal Piccolo Principe di Saint-Exupery: per avere la certezza di essere obbedito, comandava al sole e alle stelle di realizzare un tramonto. Purché esattamente all’ora del tramonto.
• Infine "non è chi non veda come dalla conduzione tecnica ed amministrativa si pretendesse, e si debba pretendere, di realizzare efficacemente quel coinvolgimento di capitali privati, mediante il fund raising, utile a sollevare progressivamente l’Ente locale dal maggior onere di sostentamento economico. Di questo, oggi, vi è ancora traccia insufficiente dal momento che negli anni la Direzione Gallina non abbia adempiuto a tale obiettivo pur essendo stato reiteratamente evidenziato come strategico e come essenziale dall’Amministrazione Mucci": si tratta di un’osservazione in parte ingenerosa ma in qualsiasi caso totalmente astratta e dimentica (non sappiamo se in buona o cattiva fede) delle difficoltà attraversate dalle imprese in quest’epoca di crisi. In questi anni la Fondazione – dapprima tramite MSC e poi autonomamente – ha effettuato fund raising, nei limiti del possibile, attraverso inserzioni pubblicitarie, individuazione di main sponsor sul tabellone esterno del Teatro Condominio, collocazioni di esposizioni pubblicitari negli spazi dei teatri, ecc. Da questo punto di vista, invitiamo sentitamente il PDL a chiedere all’amministratore delegato di MSC quante e quali difficoltà e frustrazioni abbiano incontrato in questo lavoro pluriennale (la cui efficacia peraltro, com’è ben noto, normalmente si commisura ampiamente all’investimento e alla spesa dell’organizzazione sul versante promozionale: come a dire, per avere una parziale copertura di costi occorre produrre costi).
Ma più significativamente e in forma in questo caso autonoma, la Fondazione ha conseguito in questi anni – con discreti esiti, crediamo – la strada del recupero risorse per esempio attraverso i Bandi della Fondazione Cariplo, la definizione degli abbonamenti Golden Class (sempre più individuabili come vero e proprio sostegno), l’attività in fortissima crescita di affitto delle sale. Si tratta probabilmente di una raccolta insufficiente in valore assoluto, ma si tratta peraltro – crediamo – dell’unica compatibile con i tempi e con la visibilità e l’appeal che l’attività di programmazione teatrale può garantire agli inserzionisti.
Semmai il vero nodo – rispetto al quale abbiamo provato a muoverci in autonomia sin dal marzo del 2007 senza sostanziale esito, ma in rapporto al quale avevamo anche chiesto la collaborazione dell’amministrazione – consisteva in un nuovo e rinforzato coinvolgimento finanziario dei nostri soci fondatori (che non sono di poco conto e che giova ricordare: SEA, Commerciale Lombarda, UNIVA, Provincia di Varese, Associazioni di categoria). Un coinvolgimento che purtroppo non ha avuto seguito e che ora, crediamo, probabilmente occorre tornare a perseguire con forza.
In conclusione (e dopo di che non interverremo più, lasciando la parola sul nostro futuro alla nuova amministrazione e al tavolo di lavoro che si terrà prossimamente): il percorso di razionalizzazione evidenziato dal bilancio di quest’anno mostra come sia effettivamente possibile ricondurre l’attività su binari equilibrati e sostenibili. Nostra colpa è stata – indubbiamente – non aver iniziato molto prima questo percorso, come probabilmente avremmo invece dovuto fare, basandoci esclusivamente sui dati effettivi dei bilanci via via prodotti (e quindi, al limite, sospendendo provvisoriamente l’attività) e non affidandoci a promesse ed incitamenti ad "andare avanti fiduciosi" purtroppo, successivamente, caduti nel vuoto.
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