“Hanno assunto solo chi volevano”
Tra le persone lasciate per strada c'è tanta esasperazione, per gli stipendi non pagati e anche per le modalità di scelta. "Noi qua fuori, dentro al lavoro sono quasi tutti extracomunitari"
Per cosa si protesta alla Cargo City di Malpensa? I lavoratori coinvolti erano impiegati dalla coop Air Service, che operava in appalto da MLE-Argol, un grande operatore della logistica presente a Malpensa. Ora al posto della Air Service è subentrata la Coop Incontro, che ha riassunto solo una parte del personale.
(Qui le ragioni di MLE-Argol, committente dell’appalto)
Tra i lavoratori c’è molta esasperazione, alcuni dicono esplicitamente di non fidarsi del sindacato, di volere la riassunzione ma di puntare a recuperare i loro soldi: stipendi e straordinari arretrati, oltre alla una tantum di 1100 euro promessa da MLE a chi è stato riassunto: «Per noi l’importante è rientrare a lavorare, a 40 ore, poi vedremo gli altri aspetti» dice Gabriele Saccomanni, che da 7 anni lavora a Malpensa nella logistica. Le richieste sono ripetute anche sui cartelli scritti allabell’e meglio su pezzi di cartone: le 40 ore, il mantenimento del vecchio contratto, il pagamento degli arretrati di Air Service. A rigore, non sarebbero neppure "licenziati": la coop Air Service non ha mai dato comunicazione, così non hanno neppure la mobilità e il diritto ad essere chiamati dalla coop subentrante nel caso di necessità di assunzioni.
Sul piazzale fuori da Cargo City sono quasi tutti italiani, tranne un paio, come Paulino Neris di Santo Domingo. Qui la competizione con gli stranieri per il lavoro si tocca con mano: «Ti sembra possibile che si lavori così, a Malpensa, nel 2011?» diceil giovane Vincenzo Mirabella. «Gente lasciata per strada, mentre dentro lavorano solo gli extracomunitari e quelli scelti dall’azienda non si sa con che criteri». Questo è un altro punto denunciato: la scelta di chi chiamare è stata precedente ai colloqui, sulla base delle indicazioni di una persona che lavora da tempo nel settore e che avrebbe indicato chi assumere e chi no. Lo denunciano un po’ tutti: dicono che si son fatti i lavoratori sindacalizzati per far entrare gli stranieri «che sono sempre sotto ricatto perché hanno bisogno del lavoro per il permesso di soggiorno» e un gruppo di italiani fidati. Il rapporto tra i lavoratori di certo è teso: in mattinata un paio delle persone riassunte, da dietro le barriere di cemento di Cargo City, urlavano contro gli ex colleghi.
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