“Un importante riconoscimento a carabinieri e procura”
Così il pubblico ministero Giovanni Narbone dopo la lettura delle sentenze di condanna per associazione mafiosa. Ammazzateci Tutti: "Ora non sono più presunti mafiosi" e un parente li minaccia
Il pubblico ministero Giovanni Narbone (con la toga nella foto a sin.) può ritenersi soddisfatto delle sentenze emesse dal tribunale bustocco dopo un anno di processo. Le pene richieste dal suo collega Mario Venditti non sono state accolte nella loro intierezza ma è la sostanza che conta soprattutto mentre è in corso il maxi-processo Infinito a Milano nel quale sono imputati molti dei condannati di oggi, insieme ai vertici di tutte le locali di ‘ndrangheta sparse per la Lombardia e che sono state sgominate nell’operazione del luglio 2010: «E’ stata confermata l’esistenza delle due associazioni per tutti gli imputati – ha detto Narbone – questo è il riconoscimento dell’ottimo lavoro svolto dai carabinieri di Busto Arsizio e di Varese e dalla Procura della Repubblica. Sui singoli reati attendiamo di leggere le motivazioni del collegio. La riduzione della pena dovrà essere valutata. Questo processo è importante proprio perchè riconosce l’esistenza di queste locali di ‘ndrangheta, un punto a favore dell’accusa per il più ampio processo Infinito che è in corso a Milano».
Delusione e poche parole a margine della lettura delle sentenze da parte delle difese degli
imputati che avevano sostenuto l’inesistenza dell’associazione mafiosa derubricando il tutto a semplice spavalderia da parte dei loro assistiti, al massimo avevano concesso l’esistenza di qualche truffa ma nulla di più parlando anche di processo alla calabresità e razzismo ideologico: «Attendiamo di leggere le motivazioni dei giudici» – ha detto il difensore di Emanuele De Castro, Federico Margheriti. Sorrisi e soddisfazione da parte dei giovani di Ammazzateci Tutti con in testa il coordinatore lombardo dell’associazione Massimo Brugnone: «Ora non sono più presunti mafiosi – ha detto Brugnone – abbiamo una certezza, la mafia c’è anche qui». I giovani anti-mafia sono stati anche aggrediti verbalmente all’uscita del tribunale da uno dei tanti parenti dei condannati presenti, si sono udite frasi tipo "Adesso siete contenti, pezzi di m…" ma anche "vi vengo a prendere uno a uno". A parte questo non ci sono state altre parole da parte loro; la lettura del dispositivo di sentenza ha visto una reazione composta da parte di tutti.
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